Economia

Lavoratori in protesta davanti alla sede della Regione

Nel corso della mattinata gli operai della RDB di Bitetto e i dipendenti della Casa della Divina Provvidenza di Bisceglie hanno manifestato davanti alla sede della Regione Puglia sul lungomare. Due diversi presidi, un unico intento: chiedere interventi a difesa dei loro posti di lavoro

Mattinata di proteste davanti alla sede Regione Puglia sul lungomare Nazario Sauro. A manifestare, dando vita contemporaneamente a due diversi sit-in, sono stati gli operai della RDB di Bitetto e i dipendenti della Casa della Divina Provvidenza di Bisceglie. Due diverse realtà lavorative, la stessa preoccupazione per il futuro e la stessa determinazione a difendere il proprio posto di lavoro.

Gli operai della RDB di Bitetto sono in cassa integrazione ormai da due anni e mezzo. La loro azienda, che produce manufatti in cemento, ha deciso di chiudere la gran parte degli stabilimenti sparsi sul territorio nazionale: di 22, ne rimarranno solo 3, forse 4. E di circa 1.100 operai, 600 rischiano il licenziamento. Tra questi, i 77 dipendenti della sede di Bitetto. "Nel corso dell'ultimo incontro con la Task Force regionale - ci spiegano gli operai - Quintavalle (il direttore responsabile del personale, ndr) ha ribadito che non c'è niente da fare. Che anche se la Regione dovesse offrire incentivi, loro sono determinati a chiudere". Il motivo? La crisi, naturalmente, quella del settore edilizio. "Dal suo punto di vista - continua un operaio - il discorso è giusto: c'è la crisi e si chiudono gli stabilimenti. Ma noi che fine facciamo?". La chiusura quindi sembra quasi certa, a luglio scade la cassa integrazione e si rischia l'avvio delle procedure di mobilità. E allora i lavoratori fanno appello alla Regione: "Quello che noi chiediamo è solo poter lavorare. Chiediamo che ci aiutino, almeno con gli ammortizzatori sociali".

Per i dipendenti della Casa della Divina Provvidenza di Bisceglie, invece, la cassa integrazione non è ancora scattata. Ma è una prospettiva che si avvicina, e contro la quale i lavoratori sono determinati a lottare. Tutto parte dal piano di riconversione dell'ex ospedale psichiatrico. Un piano - ci spiegano - che su circa 1000 lavoratori attualmente in servizio comporterebbe all'incirca 400 esuberi. Una situazione inaccettabile per i dipendenti, che chiedono l'apertura di un tavolo di confronto per rivedere il piano di riconversione, e per cercare soluzioni alternative alla cassa integrazione. "Un primo piccolo passo - spiega Paolo Papagni, uno degli assistenti sociali che lavorano nella struttura - è stato fatto. Perché la convocazione al ministero del Lavoro, che avrebbe dato avvio alle procedure per la cassa integrazione, prevista per il prossimo 2 aprile, è stata rinviata. La Regione infatti ha accolto la nostra richiesta e ha inviato una lettera per chiedere una proroga". I lavoratori, insomma, hanno ottenuto, almeno per ora, una sospensione dell'iter che li avrebbe portati alla cassa integrazione. Il prossimo passo, adesso che si è guadagnato tempo, sarà quello di cercare di aprire un confronto alla ricerca di soluzioni alternative. "La nostra battaglia - dicono - comincia a tutti gli effetti da oggi".

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