Il 30 manifestazione dei lavoratori dello spettacolo contro il Dpcm Conte. La provocazione: "Trasformare chiese in teatro e cinema"

Il segretario generale Cgil Bari, Bucci: ""E se uno spettacolo teatrale, un concerto o un film si organizzasse in una chiesa, tutto funzionerebbe regolarmente? Che differenza c’è tra un monologo teatrale e un parroco che celebra la messa?"

"E se uno spettacolo teatrale, un concerto o un film si organizzasse in una chiesa, tutto funzionerebbe regolarmente? Che differenza c’è tra un monologo teatrale e un parroco che celebra la messa? Allora trasformiamo le chiese in teatro o cinema”.E' la proposta del segretario generale Cgil Bari, Gigia Bucci, annunciando anche la partecipazione del sindacato Cgil Slc alla manifestazione, assieme a Fistel Cisl e alla Uilcom alla manifestazione in programma il 30 ottobre prossimo, anche nel capoluogo pugliese, contro il Dpcm i ieri che chiude teatri e cinema a causa dell'aumento dei contagi covid.

"Premesso che non ho nulla contro i riti e le cerimonie religiose che rispetto - dice Bucci -  e che assolutamente si possono svolgere in sicurezza, ho voluto appositamente pubblicare un post provocatorio sulla mia pagina personale di Facebook come forma di protesta al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che ha disposto la sospensione degli spettacoli in teatri, cinema e sale da concerto ma che però tiene aperti bar e tabacchi, sempre più affollati da ludopatici. Quello della cultura è un settore produttivo che a Bari e provincia ha necessitato di decenni per decollare e che a questa seconda ondata non si è fatto trovare impreparato. Nei cinema, nei teatri, ma anche nelle palestre per tirare dentro questo discorso anche un altro settore fortemente danneggiato dal nuovo Dpcm, sono state adottate misure serie e rigorose per contrastare la diffusione del Coronovirus. E infatti non mi risulta né a Bari né altrove, che ci siano stati focolai in cinema, teatri, musei, e neppure palestre o centri benessere che invece subiscono con queste misure restrittive un danno enorme".

"Nel settore dell’industria culturale - prosegue -  sono impiegati migliaia di professionisti che hanno famiglie e mutui da pagare e figli che studiano e che ora sono nello sconforto più totale. Lo dico senza mezzi termini: a me questo nuovo decreto sembra essere stato fatto seguendo esclusivamente i criteri economici dei settori che trainano di più. Per cui i settori che movimentano più danaro restano aperti, pensiamo ai centri commerciali, mentre gli altri si arrangiano. Non seguo il calcio ma pur essendo ignorante in materia comprendo che si tratta di uno sport evidentemente intorno a cui ruotano soldoni per cui i campionati calcistici continuano a svolgere regolare attività con pubblico in presenza e parliamo di cifre come dieci mila spettatori a partita, mentre per esempio perché le lezioni di pilates a due persone per turno con la sanificazione fra una lezione e l’altra e l’utilizzo della mascherina e di tutti gli altri dispositivi di sicurezza, devono essere sospese? Il tema è che un lavoratore impiegati nella cultura e dello sport è da considerarsi al pari degli altri, per cui deve rispettare i protocolli per la tutela della salute senza nessuna necessità che l’attività venga sospesa".

"Seguo con preoccupazione l’andamento dei contagi da Covid 19 in città - rimarca -  ma anche nel resto della regione per cui so bene che servono misure restrittive per frenare il diffondersi del virus, ma ritengo che sospendere le attività culturali, dello spettacolo ma anche di palestre, piscine e centri benessere, non solo non servirà a raggiungere questo obiettivo, ma soprattutto metterà in ginocchio settori già molto provati. E parliamo di lavoratori che con sacrifici enormi hanno provveduto a mettere in sicurezza le attività e le sedi per ripartire e tentare di risollevarsi dopo la prima ondata. Sarò in piazza venerdì 30 ottobre insieme alle lavoratrici e ai lavoratori dello spettacolo per manifestare insieme a tutto il comparto in grande sofferenza e parliamo di centinaia di lavoratori che non hanno ancora ricevuto gli ammortizzatori o le indennità e sono ancor oggi senza tutele garantite, nonostante le promesse" conclude Bucci..

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