Economia

Case sfitte e immobili nuovi rimasti invenduti, Palmisano: “Mercato drogato, puntiamo sulla riqualificazione”

Si vendono meno appartamenti, ma il loro valore decresce meno che in altre città. L'autore del Manifesto per Bari: "Il mercato immobiliare drogato dai troppi volumi vuoti non riqualificati e dall'eccesso di nuovo invenduto. Si punti sulla partecipazione per il prossimo Piano regolatore"

Piano regolatore, caro-affitti, mercato immobiliare in flessione ma non tanto da indurre i proprietari a ridurre il prezzo delle case. In città persino alcuni palazzi sono vuoti eppure si continua a costruire. A ciò si aggiunge il problema che colpisce i più deboli, a partire dagli studenti fuori sede che a Bari sono costretti a pagare anche 300 euro per una singola stanza.
Di questo e altro abbiamo parlato con Leo Palmisano, sociologo e, tra le altre cose, autore del Manifesto per Bari.

Il caro affitti continua ad imperversare sul territorio barese. Il mercato delle stanze per studenti universitari continua ad essere preda del nero. Proprio ieri il Sunia ha denunciato una situazione di diffusa illegalità, con ragazzi costretti a pagare anche 300 euro al mese per una singola. Un fenomeno speculativo che continua ad alimentarsi. Come fare per spazzarlo?

"Spazzare via un fenomeno così diffuso è difficile, ci vuole tempo, ma bisogna iniziare. Bari ha un numero troppo alto di case che risultano sfitte. Molte di queste sono affittate a nero, senza scrupoli, e non soltanto da grandi proprietari, ma da piccoli e medi. Aumentare la tassazione sulle case sfitte, per esempio, sarebbe un inizio. Pattuire accordi con la Guardia di Finanza, un altro passo. Far capire agli studenti e alle famiglie che un affitto a nero non garantisce case adeguate, per esempio".

Bari in questi anni ha perso quasi diecimila abitanti. In prevalenza sono persone che hanno lasciato il capoluogo regionale per trasferirsi nella cintola periferica più vicina. Il mercato immobiliare vede scendere i prezzi, ma secondo i dati semestrali offerti dall’Agenzia del territorio la quotazione degli immobili baresi è calata solo dello 0.4% rispetto all’anno scorso. La crisi non ha fatto crollare i prezzi come ci si attendeva. Perché?

"Bari perde abitanti perché la città non è del tutto attrezzata a coprire la moltiplicazione e la complessità dei bisogni, tuttavia si può recuperare. Innanzitutto cominciando a considerare coloro che si spostano nell’area metropolitana come cittadini di un consesso più ampio, dove si dovranno mettere a sistema i servizi di trasporto, per esempio, ma anche le risorse economiche presenti e future, pubbliche e private, in una dimensione molto ampia. Il problema caro alloggi e bolle speculative dentro l’area metropolitana discende dal mancato governo nazionale delle politiche abitative, non soltanto da responsabilità in capo ai comuni. L’altro aspetto riguarda la costruzione del mercato immobiliare: è una costruzione sociale drogata dai troppi volumi vuoti non riqualificati e dall’eccesso di nuovo invenduto".

Il piano di riqualificazione delle periferie (Pirp) ha fatto registrare importanti risultati, pensiamo al caso di Mungivacca. Ma ora Bari si appresta a redigere il prossimo Piano regolatore? Che sfide si aprono? Come arginare la speculazione edilizia?

"La prima sfida è sui servizi. Chi rileverà la domanda di servizi? E quali bisogni saranno rilevati? Bisogni pesanti o bisogni smart? La cittadinanza sta cambiando, ma ha voglia di partecipare. Io adotterei il criterio della partecipazione come dispositivo di attivazione progettuale condivisa, come è stato fatto per San Marcello, per esempio, o come si fa da tempo a Torino".

Quanto importante è la rivalutazione del lato sud del lungomare? Dopo Parco Perotti, la città è un cumulo di macerie, case abbandonate o prese “in gestione” dal mercato criminale della prostituzione. Eppure è uno dei posti più bella della città. Che tipo di progetto servirebbe?

"È centrale ricostruire un rapporto con il mare e con la natura, con il blu e il verde in una prospettiva di fruizione sportiva agonistica e leggera, associativa, volontaristica, studentesca, e chi più ne ha più ne metta. Mi piace il modello del lungomare di Marsiglia, ma mi piace l’unicità del nostro lungomare che da un luogo di concentrazione dell’offerta culturale: dal Piccinni e dal Margherita va verso Bari Vecchia e il Petruzzelli per poi arrivare al Parco Perotti, a San Giorgio e a Torre a Mare. Ma la prima cosa da fare è cacciare a pedate il crimine che si annida oltre Torre Quetta, per liberare spazi alla civiltà".

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