Mercoledì, 23 Giugno 2021
Economia

Vertenza OM, da Roma qualche spiraglio. Domani l'incontro a Confindustria

Dopo il vertice di ieri al Ministero dello Sviluppo economico, c'è attesa per l'incontro di domani presso l'Associazione degli industriali. Dall'azienda qualche segnale di apertura, ma nessun margine di trattativa sulla chiusura

La sede dello stabilimento OM a Modugno

A quasi un mese dall'inizio della protesta dei lavoratori dell'Om Carrelli di Modugno, qualcosa sembra smuoversi. Dopo l'incontro di ieri a Roma al Ministero dello Sviluppo economico, i dipendenti si sono dati appuntamento nel primo pomeriggio davanti ai cancelli della fabbrica per ascoltare il resoconto dei rappresentanti sindacali. Durante il vertice romano l'azienda è sembrata disponibile ad accogliere in parte le richieste dei sindacati, anche se sulla questione più importante, quella della chiusura dello stabilimento entro marzo 2012, i vertici della Kion sembrano essere irremovibili.

"Nella riunione di ieri a Roma - ci spiega Vito Bottalico, rappresentante della Fiom Cgil - abbiamo chiesto all'azienda due cose: innanzitutto di ritirare l'articolo 47 sulla cessione del ramo d'azienda, e poi di rivedere la decisione di mettere in libertà i lavoratori". Una decisione, questa, annunciata dall'azienda “per motivi di sicurezza” all'indomani dell'iniziativa di protesta dei dipendenti, che riuniti in presidio permanente davanti alla fabbrica, avevano impedito l'uscita di alcuni Tir carichi di carrelli per la consegna ai clienti.  Ma proprio questa scelta dell'azienda è stata duramente contestata dai lavoratori, che soltanto pochi giorni prima avevano sottoscritto la cassa integrazione e un accordo  per le ferie. “Avevamo già raccolto delle firme per fare una diffida – prosegue Bottalico -  e ieri abbiamo segnalato la cosa ai rappresentanti del Ministero, e l’azienda si è detta disponibile a rivedere la sua decisione”.  Ma per avere conferma di questa intenzione bisognerà aspettare domani, quando azienda e sindacati si ritroveranno faccia a faccia nella sede dell’Associazione degli Industriali.



Nessun passo indietro invece per quanto riguarda la chiusura dello stabilimento. La società è determinata a trasferire le attività ad  Amburgo entro marzo 2012,  e non sembra neppure interessata a ricevere eventuali incentivi economici da parte della Regione, che ha più volte ribadito la sua disponibilità in tal senso, dicendosi disposta ad estendere gli incentivi anche alle aziende dell’indotto. Di fronte all’irremovibilità dei manager, una possibile via d’uscita rimane quella di una vendita e riconversione dello stabilimento, un’ipotesi avanzata dagli stessi rappresentanti dell’azienda  nell’incontro di ieri, e accolta con amara ironia dagli operai, che hanno affisso un cartello "Vendesi" al cancello della fabbrica.

Piccoli spiragli dunque, ma ancora moltissime incertezze, in attesa del nuovo incontro di settembre, quando i sindacati dovrebbero incontrare direttamente i manager tedeschi del gruppo Kion. Intanto i lavoratori aspettano l’esito della riunione di domani, quando almeno si saprà se e quando la messa in “libertà” sarà revocata, e quali incentivi l’azienda intende eventualmente offrire per venire incontro ai lavoratori. Davanti ai cancelli della fabbrica comunque continua il sit-in di protesta, e gli operai si organizzano in turni anche di notte per non lasciare mai scoperto il presidio. L’intenzione è quella di continuare – pacificamente, sottolinea Bottalico - a bloccare l’uscita dei camion carichi di carrelli. E se la rimozione dei blocchi dovesse essere proprio la condizione imposta dall’azienda per revocare la messa in libertà? “Questo lo potremo decidere solo dopo l’incontro di domani”, è la laconica risposta.
 

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