Mercoledì, 16 Giugno 2021
Economia

Monopoli: Tognana, dalle ceramiche allo shopping center. Dieci anni di lotte

Le vicende dell'azienda monopolitana Tognana Ceramiche: la chiusura, la cassa integrazione di un centinaio di operai, il nuovo progetto ancora fermo, le lotte. Confcommercio vs Cgil

Tognana Porcellane è un’azienda che opera nel settore delle ceramiche dal 1946. L’azienda  contava due grandi sedi: una a Casier in provincia di Treviso e un’altra a Monopoli, nel barese.  Durante gli anni d’oro arrivò ad impiegare più di settecento operai. Nel 1998 lo stabilimento monopolitano, costruito con il contributo dei finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno, fu chiuso.  Centinaia di operai andarono in cassa integrazione;  i più anziani scivolati più volte in mobilità, riuscirono però ad andare in pensione. Ma ne restano 92 in attesa, da più di dieci anni, di una risposta. Nello stesso ’98 la Tognana iniziò una partnership con il gruppo Morosi che ne acquisì interamente la proprietà nel 2000 e si impegnò a operare il rilancio, con l’obbligo di riassunzione di non meno di 84 ex-operai. 

IL PROGETTO Fu presentato un progetto abbastanza ambizioso denominato Life Style Shopping Center , un centro commerciale da realizzare entro la prima metà del 2012. La redazione del progetto fu  affidata allo studio londinese Design International, mentre la commercializzazione degli spazi  a cura di Center srl di Bologna in collaborazione con Sviluppo Commerciale srl di Foggia. Il progetto è nato anche sotto il segno dell’eco-sostenibilità, grazie ad una serie di scelte progettuali quali: l’utilizzo di materiali biocompatibili e a basso impatto manutentivo; l’ottimizzazione dell’efficienza energetica dell’involucro edilizio, degli impianti, del daylighting, dei consumi elettrici e termici; il recupero integrale delle acque meteoriche; l’integrazione di energia, prodotta da nuove fonti alternative e del condizionamento estivo con ventilazione naturale; il soleggiamento ed ombreggiamento passivo e di integrazione con sistemi di verde protettivo.  Tutto questo per un’area di 45.000 mq con  2.200 posti auto,  72 unità totali,  un ipermercato da 7.200 mq,  17 medie superfici,  8 locali destinati alla ristorazione, area giochi: un bacino d’utenza capace di ospitare 250mila unità.

IL PROBLEMA Il progetto ad oggi continua a rimanere fermo.  Da una parte c’è la Cgil che spinge per l’apertura: ci sono 92 lavoratori da reintegrare. Dall’altra la guerra dichiarata al centro commerciale dalla Confcommercio  preoccupata delle possibili ricadute negative sui piccoli commercianti.  Secondo la confederazione si tratta di una fase storica poco adatta a questo tipo di imprese.  Se sulle ceneri dell’ex Tognana fosse sorto già dieci anni fa un simile colosso, molto probabilmente l’integrazione nel circuito commerciale monopolitano sarebbe stato meno indolore; per di più avrebbe aumentato la competizione dei  piccoli esercenti. Ciò che oggi non accade, perché stimoli e speranze sono completamente annullati a causa della difficile congiuntura socio-economica.

IL DELEGATO Rocco Di Meo portavoce della Confcommercio spiega  le ragioni. “Noi ci chiediamo sempre perché l’imprenditore che deve aprire il centro commerciale nonostante siano passati dieci anni e abbia goduto di un sacco di proroghe, non ha ancora aperto”.  E la risposta di Di Meo è che “anche l’imprenditore sa che oggi qualsiasi attività commerciale sta andando incontro a serie difficoltà.  Il consumatore compra lo stretto necessario anche se fa da sfondo un luogo che è prima di tutto un centro di aggregazione e di impiego del tempo libero”.

I DATI della Confcommercio mostrano come la grande distribuzione sia in crisi in questo momento.  “L’unico centro commerciale in Puglia, che ha una performance commerciale e anche una buona redditività, è l’Auchan di Casamassima. Tutti gli altri centri commerciali, a bilancio, sono in perdita.  Senza pensare che nelle famose gallerie, che costruiscono e offrono ad altri commercianti l’affitto, è un continuo turnover, un continuo aprire e chiudere le attività. Questo perché il commerciante che apre il suo negozio nel centro commerciale, non trova riscontro positivo tanto da chiudere nel giro di un anno. Pertanto si crea un’altra falsa illusione di possibilità di lavorare di più”.

LE SCADENZE A Novembre scade il periodo di proroga, per cui serve una risposta,  tenendo sempre in conto che si tratta di “area commerciale” . E’ difficile cambiare la destinazione perché altrimenti bisognerebbe cambiare il Pug strutturale di competenza della Regione. Inoltre bisogna anche dire che il progetto per la creazione di un cinema multisala fu anche respinto. “Addirittura si parla di dividerlo in tante medie strutture”, conclude Di Meio.

 

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