Giovedì, 28 Ottobre 2021
Economia

Natuzzi, sit-in dei lavoratori in Regione: "No ai licenziamenti"

Dipendenti davanti all'assessorato Lavoro e Formazione. La denuncia dell'Usb: "Accesso negato alle trattative e disparità di trattamento dei lavoratori. L'azienda intasca soldi pubblici e avvia licenziamenti"

I lavoratori Natuzzi tornano a protestare. Questa mattina il sindacato Usb ha organizzato un presidio presso l'Assessorato Lavoro e Formazione della Regione Puglia, in via Corigliano, "per sollecitare l'ente ad una presa di posizione rispetto all'apertura delle procedure di licenziamento collettivo avviate dalla Natuzzi".

"Natuzzi intasca soldi pubblici e apre le procedure per i licenziamenti", denuncia in una nota il sindacato, che da tempo contesta le modalità di gestione della 'crisi' aziendale adottate da Natuzzi. 

"A settembre 2015 - ricorda il sindacato in un comunicato - Ministero dello Sviluppo Economico, Regione Puglia e Basilicata hanno stanziato 38 milioni di euro in favore della Natuzzi Spa, tuttavia quest’ultima non si impegnava a procedere a nuove assunzioni, mavprevedeva espressamente di ridurre l’organico dei lavoratori in Italia; la logica conseguenza - prosegue il sindacato - è stata che lo scorso 26 luglio 2016 la stessa azienda ha avviato le procedure per il licenziamento di 335 suoi dipendenti. I malcapitati sono gli stessi che da circa un anno mezzo subiscono un trattamento diverso dai loro colleghi. Infatti, senza che nessuno fin’ora abbia spiegato agli interessati il perché, alla Natuzzi ad alcune maestranze si applica il Contratto di Solidarietà, mentre altre sono state collocate in Cigs ed esiliate presso Ginosa (un sito già chiuso da anni), in attesa del licenziamento, di cui come già detto è in corso la procedura". Inoltre, sottolinea il sindacato "dei 335 lavoratori prossimi al licenziamento, molti sono iscritti all’Unione Sindacale di Base, ma questa organizzazione viene esclusa sistematicamente dai tavoli di trattativa, ai quali sono invece invitati Cgil, Cisl, Uil e, leggendo gli accordi che in ogni occasione i tre firmano - conclude la nota - si comprende bene il motivo per cui Istituzioni, Confindustria e azienda preferiscono confrontarsi con loro e negare l’accesso all’USB". 

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