Economia

OM, stop all'accordo per il rilancio. A rischio 285 posti di lavoro

L'industriale Landi, uno dei partner del progetto di riconversione, si è ritirato dall'accordo che avrebbe permesso la produzione di auto ibride nello stabilimento di Modugno. In mancanza di una soluzione alternativa dal 1° aprile per i dipendenti scatterà la mobilità

Poco prima di Natale tutto sembrava finalmente risolto per i 285 lavoratori dell'Om Carrelli di Modugno. Il progetto per la riconversione dello stabilimento, centrato sulla produzione di auto ibrideera stato presentato al tavolo del Ministero dello Sviluppo Economico a Roma dall'ideatore Marco Saltalamacchia, ex ad di Bmw Italia, con l'approvazione e il sostegno della Regione Puglia. Una conclusione positiva - o almeno così era sembrato - per una vertenza durata mesi, con i lavoratori rinuiti in presidio permanente davanti alla fabbrica da luglio, quando la Kion aveva annunciato la chiusura dello stabilmento entro marzo 2012.

Poi però la firma dell'accordo, prevista per gennaio, era più stata più volte rimandata, fino alla doccia fredda di ieri mattina. Quando ai rappresentanti sindacali, convocati dalla Kion nella sede di Confindustria, è stato annunciato che l'industriale Renzo Landi, uno dei quattro partner del progetto, aveva ritirato la sua disponibilità. Un duro colpo per i sindacati, e per tutti i lavoratori dell'Om, che hanno visto di fatto sfumare la possibilità di realizzare il progetto. Landi, infatti, avrebbe dovuto fornire le tecnologie per la costruzione dei nuovi motori. Contestualmente, la Kion, ha ribadito l'intenzione di mettere in mobilità tutti i dipendenti a partire dal prossimo primo aprile.

Una situazione che davvero non sembra lasciare molte alternative ai 285 lavoratori dell'Om. Delusi, arrabbiati, preoccupati, sia ieri che questa mattina sia sono riuniti in lunghe assemblee. "Noi come sindacati - ci spiega Vito Bottalico della RSU Fiom Cgil - abbiamo immediatamente chiesto un incontro al Ministero dello Sviluppo economico e alla Regione. La nostra intenzione, a questo punto, è quella di ottenere almeno un anno di cassaintegrazione in deroga". Nella speranza che, nel frattempo, Regione e Ministero riescano magari a trovare  un nuovo partner che possa sostituirsi a Landi nel progetto di riconversione. Non tutti i lavoratori, però, sembrano essere d'accordo su questa soluzione, che per alcuni non porterebbe comunque a nulla. Ma ora come ora quali alternative ci sarebbero? "L'alternativa? - risponde Bottalico - E' la mobilità. Che significa licenziamento per tutti".

 

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