Venerdì, 14 Maggio 2021
Economia

Vertenza Ex Om, lo stabilimento non può ripartire senza il permesso ambientale. I lavoratori: "Si acceleri, siamo senza reddito da ottobre"

L'autorizzazione doveva essere presentata durante la Conferenza di servizi sul tema, tenutasi il 12 aprile, ma ad oggi la reindustrializzazione è ferma. Micchetti (Fim Cisl): "Dopo tre anni è assurdo farsi bloccare dalla burocrazia"

Il futuro dei 154 lavoratori dell'ex stabilimento della Om Carrelli di Modugno è appeso a un filo. O per meglio dire, a un permesso, quello che la Regione dovrebbe fornire per certificare il riutilizzo degli ambienti secondo gli standard di sicurezza. Un documento che era atteso durante la Conferenza di servizi del 12 aprile scorso, ma di cui, ad oggi, non si ha notizie. E sono gli stessi lavoratori a lanciare un appello perché la vertenza vada avanti, vista la presenza di un'azienda - la Selectika - pronta a investire sul sito per trasformarlo in un impianto di riciclo dei rifiuti. "Siamo rimasti senza reddito da ottobre del 2020 - raccontano - in attesa di una ripartenza promessa e ad oggi ancora negata. La cosa davvero assurda è che l'azienda ha dato disponibilità alla reindustrializzazione veloce, e sono costretti ad attendere la Regione".

L'appello dei lavoratori

Da notizie circolate tra i sindacati, in realtà, lo stop sarebbe stato imposto dalla richiesta di un ulteriore accertamento da parte dei vigili del fuoco. "Questa richiesta seppur legittima ha fermato tutto - aggiungono i lavoratori in un appello affidato ai social - infatti contrariamente a quanto dichiarato dal Sepac è bastata questa richiesta per fermare la concessione di queste autorizzazioni, fatto grave che inevitabilmente allungherà i tempi e l'agonia degli ex lavoratori Om". Le dichiarazioni del Comitato Sepac (la sezione aree di crisi industriale della Regione) a cui si fa riferimento sono quelle arrivate ai sindacati nelle scorse settimane, in cui si assicurava che il procedimento per il rilascio del permesso fosse ormai completato, tanto da rassicurare che se qualche altro ente avesse avanzato ulteriore richieste di documentazione le autorizzazioni sarebbero comunque state concesse a Selectika, l'interlocutore più forte per il processo di riconversione. 

I sindacati: "Dopo tre anni fermati dalla burocrazia"

Eppure ad ora non ci sono novità. "A tre anni dall'accordo di massima con la Regione, è assurdo che sia la burocrazia a fermarci. Così facendo gli imprenditori scappano, non solo da Bari, ma proprio dall'Italia" le parole del segretario generale della Fim Cisl, Gianfranco Micchetti. "Oltretutto c'è un dialogo già avanzato per il reinserimento di 128 lavoratori su 154 - spiega a BariToday - sia con la Selectika, sia con l'Arpal per la formazione professionale di chi sarà reintegrato. Nel frattempo però non sappiamo chi abbia già trovato un altro lavoro e quindi potrebbe non accettare il reimpiego, è un'analisi che dobbiamo aggiornare". Nel frattempo sta partendo dal sindacato una richiesta di incontro urgente con la Regione, prima che si faccia concreto il rischio di abbandono del tavolo della reindustrializzazione da parte di Selectika. 

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