Poste italiane, la rabbia dei lavoratori in attesa di mobilità volontaria: "Illusi e scavalcati da nuovi assunti"

Cinquemila in Italia, circa 140 nel Barese: da anni attendono un avvicinamento, ma il nuovo accordo siglato dai sindacati prevede solo 400 trasferimenti in totale, "neanche uno in provincia di Bari"

Hanno indirizzato una lettera ai sindacati e al Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, per esprimere la loro rabbia di fronte ad una situazione lavorativa che si protrae da anni, per la quale le soluzioni sembrano farsi sempre più lontane. Sono i lavoratori di Poste Italiane in attesa di mobilità volontaria, che, riuniti in comitato, hanno dato vita all'iniziativa.

In provincia di Bari - spiega un comunicato diffuso dal comitato barese - "ci sono circa 140 persone che da anni sono inserite in una graduatoria nazionale per i trasferimenti volontari. Purtroppo nonostante questi lavoratori postali ogni anno facciano domanda di trasferimento l’azienda e i sindacati sostengono che non ci siano posti disponibili. La verità invece è un’altra: i posti ci sono ma vengono occupati da lavoratori a tempo determinato senza dare l’opportunita a chi da anni sta cercando di tornare in provincia di Bari da altre regioni d'Italia". 

Le speranze erano riposte nell'accordo sulle politiche attive del lavoro in Poste Italiane siglato a giugno scorso dai sindacati, ma i lavoratori sono stati ancora una volta delusi: "Adesso - si legge ancora nella nota - si firma un accordo dove al posto di effettuare i trasferimenti si darà corso ad assunzioni di nuovo personale mentre chi attende la mobilità di vedrà scavalcare ingiustamente. I numeri dei trasferimenti che saranno attuati sono circa 400 in tutta Italia ma neanche uno in provincia di Bari a fronte di circa 5000 domande a livello nazionale".

"Mentre pensate a stabilizzare nuovo personale - attaccano i lavoratori in un comunicato diffuso a livello nazionale, rivolgendosi ai sindacati - con numeri ben diversi da quelli riservati ai trasferimenti, non siete neanche stati in grado di riservare un sacrosanto diritto di precedenza per far attivare ed esaurire per prima la mobilità nelle province interessate da queste stabilizzazioni. Personale neo assunto che va ad occupare il posto sotto casa mentre, chi da anni fa sacrifici e spera in un trasferimento, deve vedersi escluso". "Avete sottovalutato e trascurato, dipendenti ma soprattutto persone che per questa azienda hanno dato tutto. Moltissimi di noi, per non perdere punteggio nelle graduatorie di Mobilità, sono andati a lavoro anche malati, altrimenti l’anno successivo avrebbero perso i 15 punti per la nuova domanda di trasferimento. Ci avete tolto anche il diritto alla salute. Festività e compleanni “festeggiati” da soli, lontani chilometri dai propri affetti, perché l’azienda non concedeva nemmeno le ferie. Ora ad un paio di giorni dall’inizio della Mobilità che sarebbe dovuta partire dopo il 15 settembre, arriva un verbale dove con una procedura del tutto nuova, tanto per complicare ancora di più la vita a quei pochi fortunati, bisognerà accedere tramite un fantomatico applicativo per poter selezionare gli uffici, in ordine di preferenza all’interno della provincia richiesta in fase di trasferimento. Oltretutto vengono unificate le graduatorie tra part-time e full-time, creando ancora più confusione tra i lavoratori". "Troppi anni sono passati - concludono - senza che voi abbiate fatto qualcosa di concreto per noi e adesso è giunta l’ora in cui dobbiamo essere noi a fare qualcosa per noi stessi e per il nostro diritto ad ottenere un trasferimento. Grazie per averci fatto passare anni di false promesse lontani dai nostri cari".
 

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