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'Buona scuola', un insegnante pugliese su due dice sì ai trasferimenti. Cgil: "E' un ricatto"

Primi dati sui docenti che hanno accettato la mobilità pur di ottenere un contratto a tempo indeterminato: sarebbero 2500 su circa 6100. Falco, segretario provinciale barese Flc Cgil: "Il piano favorisce anche i precari con graduatorie più basse"

Non un flop, ma neppure un successo. La promessa di assunzione a tempo indeterminato a patto di essere disposti ad accettare cattedre in qualsiasi parte d'Italia,  introdotta dallla riforma della 'Buona Scuola' presentata dal premier Renzi e dal ministro per l'Istruzione, Giannini, non ha scaldato gli insegnanti pugliesi, ma, a giudicare dal clima di protesta delle settimane precedenti all'approvazione della riforma, si registra comnunque un numero non basso di adesioni. Su circa 6100 docenti precari, 2500 circa avrebbero già accettato il 'compromesso'.

"Nei prossimi giorni - spiega Ezio Falco, segretario provinciale barese Flc Cgil - avremo dati più precisi. non è neppure detto, però, che andare fuori garantisca un posto. Sul nazionale concorrono tutti e ci sono alcune tipologie di insegnamento per cui è difficile trovare una cattedra: ad esempio la situazione è complicata per le scuole d'infanzia, per i docenti di diritto ed economia e per gli insegnanti di educazione musicale. I numeri emersi fino ad ora sono un po' l'effetto ricattatorio del piano nazionale. Viene offerto un posto di lavoro random in Italia e viene detto prendere o lasciare".

Decisione spesso complicata per chi a 40 o 50 anni, dopo anni di precariato, è costretto a enormi sacrifici nei confronti della propria famiglia, pur di lavorare: "Per non perdere gli anni accumulati - prosegue Falco - molta gente sposata e con figli ha fatto domanda. A molti non restavano tante alternative. Parecchie richieste sono arrivate anche da chi può usufruire della legge 104, ovvero con un parente disabile a carico. La loro speranza è che, una volta entrati, possano usufruire di priorità per poi contare sulla mobolità straordinaria dell'anno successivo".

L'altro aspetto è quello di chi è dietro nelle graduatorie, più propenso a dire sì degli altri: "Il piano è stato accolto meglio dai precari che negli ultimi anni hanno lavorato di meno" afferma Falco "un vero e proprio paradosso specie nei confronti di chi si è impegnato di più". Una riforma, dunque, che piace proprio a pochi, senza contare la difficile situazione per il personale Ata, tra mancate sostituzioni e il trasferimento di nuove figure causa 'svuotamento' delle province, questione importante per i sindati, pronti a manifestare a settembre contro le nuove disposizioni. 

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