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In Puglia centinaia di ristoratori utilizzano i rider per le consegne a domicilio. Cisl: "Lavoratori a rischio, tuteliamoli"

Il sindacato organizza una giornata di informazione per chiedere sicurezza e paghe adeguate. Spinelli, segretario regionale Fit: "Va riconosciuto loro il contratto collettivo della logistica"

Cartelli informativi in quattro lingue: italiano, inglese, francese e arabo. Sportelli a disposizione per un’intera giornata. La Cisl di Puglia apre le proprie porte ai cosiddetti rider, i fattorini che operano le consegne a domicilio per conto di attività della ristorazione e multinazionali che gestiscono le piattaforme internet delle consegne. Una categoria di invisibili fino a qualche anno fa che la pandemia Covid ha contribuito a far emergere con tutte le proprie contraddizioni. A cominciare dal mancato riconoscimento del contratto di lavoro subordinato. Martedì 16 febbraio ci sarà un’intera giornata definita di informazione e formazione in favore dei lavoratori, molti dei quali di origine straniera. Una categoria anche a rischio, con problemi legati alla sicurezza, viaggiando con mezzi come biciclette e motorini di proprietà e venendo in contatto con diverse persone d auna parte all’altra delle città. Non a caso la Fit Cisl, Federazione dei trasporti, plaude all’iniziativa dello Sportello sociosanitario autogestito di Bari, che mette a disposizione di questi lavoratori il Tampone solidale gratuito, nella propria sede di via Garruba.

“I rider sono una categoria di lavoratrici e lavoratori troppo spesso abbandonata a sé stessa – sottolinea il segretario generale della Fit- Cisl Puglia, Franco Spinelli Spinelli – e gestita da una piattaforma che li governa tramite un algoritmo che non hanno il diritto di conoscere. Sono diventati il simbolo del lavoro precario e pericoloso ma indispensabile per la società di oggi. Con la pandemia è sotto gli occhi di tutti che la loro attività è incrementata ma anche i rischi connessi con essa, a partire dagli incidenti stradali di cui sono vittime mentre lavorano o si recano a lavorare. Il nostro lavoro – aggiunge - però da solo non basta: vogliamo rendere i rider più consapevoli dei loro diritti in modo che possano contribuire fattivamente allo sviluppo ordinato del settore ed è per questa ragione che dedichiamo a loro un open day, che sarà il primo di una serie”. L’obiettivo del sindacato è il riconoscimento per tutti del contratto nazionale di lavoro della logistica. Ma delle tante aziende protagoniste del mercato delle app e delle piattaforme per ordinare, solo Just Eat è quella che ha aperto a una regolamentazione. “Sono tanti – spiega Spinelli - gli aspetti che vogliamo capire di questo lavoro, a partire dalla paga oraria, e far capire ai lavoratori stessi, che devono conoscere i propri diritti a cominciare da quelli per le tutele delle malattie, del riposo e della stessa paga che spesso non si capisce in base a cosa sia regolata, se a un algoritmo o meno e con quale modalità. Eppure in maggior parte sono considerati ancora lavoratori autonomi”.

Di qui le stime della Fit Cisl. Delle oltre 1.300 attività che utilizzano il servizio Just Eat in Puglia, tra cui le più importanti catene multinazionali come McDonald e BurgerKing, 860 sono a Bari e zone limitrofe, 72 a Lecce, 168 e 46 rispettivamente a Taranto e Brindisi, 38 a Trani e Barletta e 122 a Foggia. Ma con il protrarsi della pandemia questi numeri, comunque parziali, sono destinati a crescere.La volontà attraverso anche un accurato volantinaggio è quella di conoscere e monitorare questo mondo con domande e raccolta di esperienze e dati che riguardano i compensi, gli infortuni, gli orari e altri problemi legati a uno dei lavori simbolo del precariato.

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