Referendum Bridgestone, passa l'accordo sul nuovo piano industriale

Con 335 sì e 288 voti contrari i lavoratori approvano l'ipotesi di accordo raggiunta al Mise. Il 'Comitato del no': "Una vittoria di Pirro per la direzione aziendale"

Su 636 votanti, i voti favorevoli sono stati 335, 288 quelli contrari. Altre 13 le schede bianche o nulle. Questi i numeri del referendum con cui questa mattina gli operai della Bridgestone hanno ratificato l'ipotesi di accordo raggiunta nei giorni scorsi al tavolo del Ministero dello Sviluppo economico.

Un'intesa che permetterà allo stabilimento di andare avanti per altri tre anni, ma che comporterà ulteriori sacrifici per i lavoratori, che già hanno dovuto accettare i tagli ad alcune voci individuali dello stabilimento. Proprio per questa ragione, l'ipotesi di accordo non è stata uninamemente condivisa dai sindacati. La Confail, infatti, ha deciso di non aderire all'accordo, definendolo "non sostenibile" e troppo dannoso per i lavoratori, costretti a "pagare un prezzo troppo alto".

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Nonostante ciò, e nonostante il numero dei 'no' sia stato comunque elevato, l'esito del referendum è stato comunque a favore dell'accordo. Ma per il 'Comitato per il No' (sostenuto anche da Alternativa comunista) per la direzione aziendale "è stata una vittoria di Pirro".  "Nonostante ricatti, pressioni psicologiche, un quesito referendario cambiato in corso d'opera per intimorire i lavoratori - scrivono in una nota Marco Manodoro, portavoce del comitato, e Michele Rizzi, coordinatore regionale di Alternativa comunista - il referendum alla Bridgestone che doveva avallare l'accordo tra sindacati confederali-azienda-governo ha decretato una vittoria di Pirro per la direzione Bridgestone, leader mondiale nella produzione di pneumatici con l'unico stabilimento italiano a Bari". "Infatti il No agli accordi, che prevedono tagli salariali e licenziamenti, sostenuto dal Comitato per il No dei lavoratori Bridgestone in lotta, da Alternativa comunista e da No Austerity ha ottenuto il 46%, contro un risicato 54% del Si. Tenendo conto che 100 lavoratori su 737 non hanno partecipato al voto e 13 hanno votato scheda bianca e nulla, il si ha solo l'appoggio del 45% dei lavoratori in fabbrica, una vera minoranza non rappresentativa. Tutto lo schieramento di forze messo in campo dall'azienda, dai sindacati concertativi ai capoccia di fabbrica non ha placato la resistenza organizzata dei lavoratori contrari ad un accordo che taglia diritti acquisiti e aumenta i profitti della multinazionale giapponese.  Per questo - concludono - aumenteremo la resistenza in fabbrica all'applicazione degli accordi con l'idea di portare anche al di fuori dell'azienda la lotta dei lavoratori unendola a quella di altre realtà operaie in lotta, dalla Sangalli alla Marcegaglia, Breda e tante altre".
 

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