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"I nostri sacrifici vani. Noi venditori ambulanti senza lavoro e senza aiuti, ma ora basta: dopo Pasqua riapro"

L'amaro sfogo di Marco Colella, operatore mercatale barese: "Abbiamo sempre rispettato regole e chiusure imposte, ma i contagi da mercati, bar e ristoranti. A breve dovremo pagare le tasse, e i soldi non ci sono. Il 7 aprile, in qualsiasi colore, aprirò la mia bancarella"

"Adesso non ci sto più, mi sono rotto le scatole di non poter lavorare, ho fatto il cittadino modello, i miei colleghi mercatali ed io abbiamo rispettato le regole che ci avete imposto, ci avete detto che non possiamo aprire i nostri banchi perché il mercato crea assembramenti, tanti dei nostri articoli non fanno parte dei beni essenziali. Il virus c'è, esiste e noi siamo stati pronti a fare la nostra parte per il bene di tutti, stiamo facendo i sacrifici ma ad una condizione, che non siano vani".

Marco Colella è un venditore ambulante barese. Le restrizioni della zona rossa in Puglia, che consentono nei mercati la sola vendita di beni alimentari e di prima necessità, hanno di fatto bloccato da settimane la sua attività. E come lui, sono tanti gli operatori che si trovano nella stessa situazione. Marco ha affidato ad un post su Fb il suo duro sfogo per i sacrifici fatti dalla categoria che, però, alla luce dei dati sui contagi sembrano essere inutili. 

"Ieri altri 1709 contagi su 10919 tamponi - scrive ancora Colella - questo significa che i contagi non si sviluppano solo nei mercati, nei bar, nei ristoranti..... 
Poi ci si trova ad affrontare la vita quotidiana, il piatto in tavola, le bollette e altre spese che servono per il sostentamento della famiglia. Le giornate passano e i contagi non diminuiscono, c'è qualcosa che non torna...... Gli aiuti per le nostre chiusure non sono arrivati, la regione non ha soldi e il governo non ha soldi, tanto che per diminuire la platea per i ristori detta le sue condizioni,tanti di noi non rientrano". 

"Oggi 25 marzo - prosegue - siamo in zona rossa e lo saremo fino a 6 aprile, intanto mentre noi siamo impossibilitati a poter lavorare, i nostri articoli di beni non necessari vengono venduti sulle varie piattaforme e in negozi non italiani, facendo disabituare i nostri clienti dal fare acquisti nei mercati. Nel frattempo la gente è in giro per la città facendo si che la curva dei contagi non scenda e che la zona rossa non finisca il giorno 6 aprile e che la mia attività non possa riaprire. Il 16 maggio ci toccherà versare l'INPS e altre imposte e anche se non stiamo lavorando non potremo avere la possibilità di dirvi non abbiamo soldi per pagarvi. La zona rossa finirà il 6 aprile, il 7 in qualsiasi colore, io andrò ad aprire".
 

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