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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Economia

"Eroi, ma senza tutele", in Puglia 600 rider attendono il contratto dopo l'inchiesta sulle multinazionali del delivery

"In pochi – scrive il segretario, Pino Gesmundo - si sono interrogati sulle condizioni di lavoro di queste persone. Con questa indagine si fa finalmente chiarezza sulla qualità dei diritti e dell’occupazione"

Il sindacato ha divulgato la notizia in italiano e in inglese. Perché buona parte dei lavoratori della categoria è di origine straniera. “L’inchiesta della procura di Milano -  scrive la Cgil - con un totale di 733 milioni di euro di sanzioni obbliga ad assumere 60mila collaboratori in tutta Italia per Just Eat, Uber Eats, Glovo e Deliveroo entro 90 giorni con contratti di parasubordinazione”. Così l’effetto ricade anche in Puglia, dove i lavoratori secondo una stima non precisa sarebbero all'incirca 600. Alla sola Just Eat si rivolgono oltre 1.300 ristoratori (860 a Bari) in un settore, quello delle consegne a domicilio di cibo, che dal punto di vista delle tutele del lavoro sembra essere fuori controllo. Eppure a utilizzare con le loro piattaforme i lavoratori in bicicletta o scooter sono veri e propri colossi del web. Il timore è comunque quello di non ottenere per loro contratti adeguati, che facciano riferimento alla contrattazione nazionale della categoria dei fattorini, ma assunzioni definite “pirata”.

“Il servizio di delivery – spiega Maria Giorgia Vulcano, segretaria Nidil Cgil Puglia - è attivo su ciascuna provincia in Puglia, venendosi, quindi, a determinare una crescita della platea dei lavoratori coinvolti nella vertenza. Durante il lockdown, i ciclofattorini non solo hanno consegnato a domicilio cibo alle persone, ma hanno soprattutto consentito a migliaia di aziende del territorio di restare aperte e continuare con la propria attività. In questi mesi non sono mancate le assemblee, i volantinaggi e le azioni di protesta. L’ultimo incontro sindacale si è tenuto meno di un mese fa a Taranto, mentre a Brindisi il 1°marzo terremo la prima iniziativa pubblica di confronto, e il 15 marzo a Bari saremo impegnati nell’ambito del progetto “Riders on the Storm”, con attività di sindacalizzazione e sensibilizzazione. La pronuncia della magistratura milanese –conclude - è solo il primo tassello per il riconoscimento pieno di diritti e tutele per i fattorini delle piattaforme”. Il sindacato ricorda come alcuni avessero definito i fattorini, o rider, dei veri e propri eroi durante i due mesi di chiusura totale dello scorso anno, per il loro servizio di consegna a domicilio. Ma  che nulla finora è cambiato per le loro condizioni di lavoro.

“In pochi – scrive il segretario generale Cgil Puglia, Pino Gesmundo - si sono interrogati sulle condizioni di lavoro di queste persone. Con questa indagine si fa finalmente chiarezza proprio sulla qualità dei diritti e dell’occupazione prodotte dalle multinazionali della distribuzione del cibo sui nostri territori. Tanti giovani, migranti, ma anche molti lavoratori over50, che tentano attraverso le piattaforme a fronteggiare un grave stato di bisogno. Un’operazione di trasparenza che speriamo a livello nazionale conduca all’applicazione delle condizioni normative e salariali del contratto collettivo della Logistica e dei Trasporti, in mancanza della quale anche in Puglia faremo sentire la voce dei rider in occasione del prossimo sciopero nazionale”.

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