Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Economia

Ristoratori in ginocchio dopo mesi di restrizioni anti Covid: "Un terzo non riaprirà più"

La richiesta che arriva dalla Puglia è quella" di un tavolo di confronto con Governo e istituzioni per salvaguardare la ristorazione, ormai diventata una vera e propria impresa, con tutti i costi di gestione annessi, che rappresenta un Pil importante per l'Italia". 

"I centri storici italiani, da Roma a Firenze, con Bologna, Napoli, Venezia, Bari e Milano, sono quelli che soffrono di più: un ristorante su tre ha chiuso per sempre": la Puglia del settore si unisce all'appello dell'Associazione Ristoratori Centro Storico di Roma (ARCS), che in una nota ha denunciato le problematiche causate dalle chiusure a singhiozzo e senza programmazione per via dell'emergenza Covid-19. 

La richiesta che arriva dalla Puglia è quella di "un tavolo di confronto con Governo e istituzioni per salvaguardare la ristorazione, ormai diventata una vera e propria impresa, con tutti i costi di gestione annessi, che rappresenta un Pil importante per l'Italia". 

A parlarne è Pietro Zito, chef del ristorante “Antichi Sapori” di Montegrosso- Bat: "È necessario capire le perdite effettive del 2019 e del 2020 – ha sottolineato – mentre i costi fissi sono andati avanti. Capendo la differenza di fatturato tra i due anni, si potrà calcolare il giusto intervento dei Ristori. È necessario, in questa fase, il blocco delle cartelle esattoriali, i pagamenti vanno rimandati, i fitti dovrebbero andare in totale credito d’imposta e si dovrebbero annullare le tasse sui rifiuti, perché non abbiamo lavorato e siamo stati chiusi. Il Comune di Andria – ha concluso – ci ha fatto pagare per un anno intero. Ci vorrebbe una maggiore sensibilità verso un settore in crisi e un'attenzione verso i dipendenti". 

Dello stesso avviso Giuseppe Santoro, presidente della Federazione Italiana Pizzaioli: Lo Stato ci ha abbandonati – ha rimarcato Santoro –  ma noi non ci arrendiamo, perché ci troviamo nella stessa situazione. Chi sta a casa non compra cibi da asporto e, ovviamente, neanche la pizza; tutto si concentra nel weekend, ma oggi le nostre perdite superano il 75-80% in alcuni casi e nelle piccole città dell'entroterra anche il 95%. Si rimane aperti solo per avere un po’ di moneta per continuare a vivere. La situazione che stiamo vivendo è catastrofica". 

In chiusura Alessandro Circiello (Federazione Italiana Cuochi) ha affermato: "Ho fiducia nel nuovo esecutivo e spero che a breve si passi dalle parole ai fatti, perché in questo momento le spese continuano a correre mentre siamo fermi".

(Immagine di repertorio - Bari Vecchia)

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