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Sciopero alla Vigilia di Natale per gli operatori di vigilanza privata: "Da 4 anni attendiamo rinnovo dei contratti"

I lavoratori, che garantiscono sicurezza a tutta la cittadinanza oltre che alle pubbliche amministrazioni, hanno bisogno di una prospettiva”, dicono i segretari generali regionali di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil

Giornata intera di sciopero, domani 24 dicembre, per gli operatori di vigilanza privata. La giornata di agitazione è stata proclamata da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil per chiedere il rinnovo
del contratto nazionale, "ancora fermo nonostante una trattativa lunga oltre quattro anni. Le segreterie nazionali - si legge in una nota - hanno anche inviato, di concerto con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, un documento al presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e al ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, chiedendo loro un incontro per approfondire le condizioni di lavoro in questo settore.

“I lavoratori, che garantiscono sicurezza a tutta la cittadinanza oltre che alle pubbliche amministrazioni, hanno bisogno di una prospettiva”, dicono i segretari generali regionali delle tre sigle, Barbara Neglia (Filcams-Cgil), Antonio Arcadio (Fisascat-Cisl) e Giuseppe Zimmari (Uiltucs-Uil). “Il rinnovo del contratto collettivo nazionale sarebbe il giusto riconoscimento per una platea di lavoratori che anche di fronte al coronavirus non si è tirato indietro”. Tra i provvedimenti richiesti anche tutele, migliori condizioni di lavoroe adeguamento salariale.

“Durante questi mesi di emergenza sanitaria migliaia di lavoratori e lavoratrici della vigilanza privata e addetti alla sicurezza hanno continuato ad operare, oltre che nella normale attività loro propria, anche per collaborare con enti pubblici ed imprese private nella gestione delle procedure di sicurezza”, ricordano i sindacalisti. “Uno sforzo realizzato spesso in condizioni di precaria sicurezza del proprio lavoro, su mezzi obsoleti, con orari fuori controllo e senza alcun riconoscimento. Dopo 54 mesi di trattative, le associazioni datoriali ancora non intendono aprire ad un riconoscimento salariale. Dal loro punto di vista tutto va bene: vorrebbero anzi peggiorare le norme del rapporto di lavoro, sbilanciandole a loro favore”.

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