Sabato, 31 Luglio 2021
Economia

Emergenza casa, aumentano gli sfratti: uno su tre è per morosità

La situazione di Bari e provincia fotografata nei numeri forniti dal Ministero dell'Interno: nel 2011 circa un terzo dei provvedimenti di sfratto è stato emesso per morosità. E nello stesso anno il numero di sgomberi coatti è cresciuto del 27%

Aumenta il numero di sfratti eseguiti con l'intervento dell'ufficiale giudiziario, mentre più di 1/3 dei nuovi provvedimenti emessi è per morosità. A fotografare la situazione dell'"emergenza casa" per Bari e provincia sono i numeri forniti dal Ministero dell'Interno e relativi all'anno 2011.

Su 986 nuovi provvedimenti di sfratto emessi nel 2011, 332 sono scattati a causa del mancato pagamento dell'affitto da parte dell'inquilino. E se è vero che nel complesso le nuove richieste di sfratto sono diminuite rispetto all'anno precedente (-25,86%), aumentano invece le richieste di sfratto con l'intervento dell'ufficiale giudiziario (621, + 16,07%) e gli sfratti coatti effettivamente eseguiti (479, +27,06%), dato, quest'ultimo, che vede Bari in testa nella classifica regionale, unica città pugliese, insieme a Lecce, a registrare un aumento del numero di sgomeri coatti.


Dati, quelli relativi a Bari e provincia, che nel complesso si confermano in linea con il trend nazionale, mettendo soprattutto in evidenza la difficoltà delle famiglie a farsi carico del canone di affitto in un periodo di forte crisi economica. Una situazione che, denuncia l'Unione Inquilini, rischia di trasformarsi in una vera e propria emergenza sociale. "Dallo scoppio della crisi - commenta il sindacato in una nota - l’andamento degli sfratti segnala con evidenza l’acuirsi di una irrisolta questione sociale legata al diritto alla casa negato. Senza iniziative adeguate di contrasto, calcoliamo 250.000 nuovi sfratti nei prossimi 3 anni, di cui 225.000 per morosità incolpevole". "Serve una sospensione immediata dell'esecuzione di tutti gli sfratti, - prosegue l'Unione Inquilini - compresa la morosità incolpevole e uno stanziamento straordinario per ripristinare un fondo sociale per gli affitti adeguato alle esigenze delle famiglie in difficoltà. Serve un piano straordinario per gli alloggi popolari, utilizzando con priorità il patrimonio pubblico e le aree pubbliche. Questa sarebbe una “valorizzazione sociale” dei beni pubblici e non la dismissione speculativa che il governo prepara. Sarebbe una grande opera pubblica, un investimento per il lavoro e la giustizia sociale.”

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