Martedì, 15 Giugno 2021
Economia

"Affittacamere e B&b vuoti per il ponte del 2 Giugno", il grido d'allarme degli extralbergheri pugliesi: "Un quadro desolante"

A fare il punto della situazione è l'Aep, che mette in evidenza come a differenza dell'era pre Covid, le prenotazioni in questo primo ponte estivo scarseggino. L'associazione chiede più sostegno per il comparto: "Politiche per favorire la ripresa ancora blande se non inesistenti"

"A 48 ore dal lungo ponte del 2 Giugno, il quadro è desolante: da Nord a Sud della regione affittacamere, case vacanza, B&B sono rimasti vuoti. E questo appare il trend per i mesi a venire a parte quello di agosto che, a differenza dell’era pre Covid non è ancora da 'tutto esaurito'".

A lanciare l'allarme è l'Aep, Associazione Extralberghieri Pugliesi, che fa il punto della situazione in cui versa il comparto, la cui ripresa sembra tutt'altro che vicina: "Una fotografia ancora più drammatica - spiega ancora l'associazione in una nota - se si considera che le località di mare, da sempre, hanno anticipato l’andamento della stagione estiva. Proprio nell’ultimo fine settimana il direttivo di Aep ha visitato la costa garganica, adriatica, quella Jonico-salentina, l’hinterland, constatando ovunque l’assenza di turisti. A creare incertezza motivi economici: dopo oltre un anno di pandemia il target di riferimento delle strutture extralberghiere ha meno disponibilità di danaro da spendere in viaggi, ma tanta voglia e bisogno di vacanza. I tempi della campagna vaccinale, inoltre, suggeriscono di rimanere nel circondario di casa riducendo la possibilità di fare business con il turismo di prossimità".

"Il comparto ha paura perché non si intravede luce alla fine del tunnel – commenta la presidente di Aep Cinzia Capozza - La nostra esperienza non è ascoltata. La nostra presenza non è rispettata. Le politiche istituzionali non tengono conto dei nostri numeri e della nostra conoscenza del mercato. Anche le politiche al ribasso delle strutture d’élite impongono il cosiddetto dumping, cioè la forzatura dei prezzi che riduce i ricavi. Se è vero che il turismo costituisce il 13% del Pil nazionale, senza considerare l’indotto, a noi sembra che le politiche per favorire la sua ripresa siano ancora blande se non addirittura inesistenti".

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