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Vertenza Natuzzi, dal giudice sì al reintegro di 3 lavoratori: l'azienda sospende i nuovi investimenti

Si complica la partita dopo l'incontro di ieri a Roma. Natuzzi applicherà l'ordinanza del Tribunale del Lavoro ma licenzierà "secondo i criteri di legge" altrettanti lavoratori integrati. I sindacati "Inaccettabile"

Nuovi investimenti sospesi e nessuna sottoscrizione del Contratto di Programma da parte dell'azienda "in ragione dell’impatto economico/finanziario derivante anche dagli altri contenziosi inerenti le differenze retributive per mancata rotazione Cig nel corso degli ultimi 10 anni": si complica la vertenza riguardante 1300 lavoratori della Natuzzi. Non è positivo, infatti, l'esito dell'incontro di ieri, al ministero dello Sviluppo Economico a Roma, tra l'azienda pugliese e i sindacati. Al centro del confronto, in particolare, le conseguenze della decisione del Tribunale di Bari che ha ordinato il reintegro di 3 lavoratori dei 176 che avevano impugnato il licenziamento, avvenuto ad ottobre dello scorso anno, scattato dopo aver rifiutato di essere inseriti nella newco del gruppo, poiché contestavano

l’iter della procedura di Mobilità applicata limitatamente ai collaboratori in CIGS presso lo stabilimento di Ginosa.

La sentenza del giudice potrebbe avere ripercussioni anche sugli altri 170 ricorsi pendenti, avviati dagli altri lavoratori che avevano detto no alla proposta: "Natuzzi - si legge in una nota - ha preso atto con pieno rispetto della sentenza del giudice e darà seguito a quanto deciso: il prossimo 3 luglio, i tre lavoratori reintegrati verranno collocati in formazione per la riqualificazione e successivo reinserimento nel ciclo produttivo. L’azienda, tuttavia, non ha potuto negare di trovarsi di fronte a uno scenario che potrebbe avere impatti significativi sull’attuale assetto industriale, poiché l’inserimento di ulteriori 176 lavoratori nel ciclo produttivo non è sostenibile, né economicamente né industrialmente.  Pertanto, quando il quadro della situazione sarà definito e si conoscerà il numero esatto dei lavoratori da reintegrare, l’azienda provvederà contestualmente alla loro reintegra al licenziamento, secondo i criteri di legge, di altrettanti lavoratori attualmente in organico.

I sindacati annunciano battaglia: "Tutto ciò è inaccettabile - affermano in una nota Fillea, Fenel e Fillca -. Comprendiamo che tali sentenze rappresenteranno un ingente costo economico ma, dal nostro punto di vista, usarle come pretesto per ritirare gli investimenti ed il piano industriale non è concepibile. Abbandonare il piano industriale e gli investimenti significa tornare indietro di 10 anni, mettere nuovamente a rischio 1300 posti di lavoro e vanificare tutti gli sforzi compiuti, in primis dai lavoratori. 

Per Usb è "indispensabile l’unità e la solidarietà di tutti i lavoratori per bloccare la totale deindustrializzazione che persegue Natuzzi. Quando i lavoratori si fanno la guerra a vicenda per rientrare in produzione ad uscirne sconfitti sono entrambe le parti e l’unico vincitore è il padrone. Queste sono le cose per cui l’Usb si è battuta e continuerà a farlo se i lavoratori vorranno darle ancora fiducia. Mai invece la lotta tra poveri".

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