Crisi Natuzzi, nessuna intesa azienda-sindacati sugli esuberi: 300 lavoratori a rischio

Trattative interrotte. Oggi assemblea dei dipendenti allo stabilimento di Santeramo. Feneal Uil: "Azienda ha rifiutato cassa integrazione in deroga, chiederemo alle Regioni lo stop alle provvidenze". Il gruppo: "Sempre parlato di esuberi strutturali"

Tramontata anche l'ultima possibilità di un nuovo accordo, alla Natuzzi è muro contro muro tra azienda e sindacati. L'incontro conclusivo in programma martedì alla Direzione provinciale del lavoro di Taranto con i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil, si è concluso infatti con un nulla di fatto: nessuna intesa per cercare di salvare gli oltre 300 lavoratori del gruppo, attualmente in cassa integrazione, per i quali dal prossimo 14 ottobre partiranno i licenziamenti.

UIL: "BLOCCARE LE PROVVIDENZE DELLE REGIONI ALL'AZIENDA" - "Siamo sconcertati dall’atteggiamento di chiusura dell’azienda, che ha rifiutato anche la possibilità di una cassa integrazione in deroga, offerta dalla Regione Puglia, per poter continuare la trattativa con un pizzico di tranquillità", commenta in una nota il segretario generale della Feneal Uil Puglia, Salvatore Bevilacqua. "A questo punto è inevitabile che partano le lettere di licenziamento per i circa 300 lavoratori – spiega il segretario Uil – ma non staremo certamente a guardare. Chiederemo subito alle Regioni interessate, Puglia e Basilicata, e al Ministero, il blocco immediato delle provvidenze destinate alla Natuzzi; così come va considerato disdettato l’accordo raggiunto per il taglio degli stipendi. Tutto faceva parte di un unico pacchetto: visto che l’azienda non intende rispettare gli accordi, ognuno a questo punto si riprende il suo".

IL SIT-IN DELL'USB - Già nella giornata di ieri, l'Usb (esclusa dal tavolo delle trattive, ndr), ha tenuto un sit-in di protesta davanti allo stabilimento Jesce 2 e annuncia che gli operai "manterranno il presidio h24/24 sino a quando l’industria Santermana non avrà ritirato i licenziamenti collettivi". "A tal proposito - è detto ancora in una nota - l’Unione Sindacale di Base domani (12/10) chiederà formalmente al Ministero del Lavoro, al Ministero dello Sviluppo Economico e alla Natuzzi Spa di organizzare un urgente vertice in sede ministeriale per ricercare le modalità per scongiurare i licenziamenti". 

LA REPLICA DI NATUZZI - L'azienda tuttavia respinge le accuse, e in una nota si difende, sottolineando che "in nessuno degli Accordi siglati al Mise, l’azienda si è mai impegnata a riassorbire nell’attuale organico del polo Italia i collaboratori in esubero. Tutti gli accordi sottoscritti con le Organizzazioni Sindacali hanno sempre dichiarato, senza equivoci, che i collaboratori in regime di Cassa Integrazione sono da considerarsi esuberi strutturali e che la loro ricollocazione sarebbe avvenuta all’interno di società terze, esterne a Natuzzi". Inoltre il gruppo fa sapere che "grazie all’incremento dell’incentivo per tutti coloro che hanno accettato di aderire alla procedura di mobilità volontaria entro il 7 ottobre 2016 – gli esuberi residui si sono ridotti da 355 a 300". 

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LA MOBILITAZIONE DEI LAVORATORI - In bilico resta, in ogni caso, il destino di quei 300 lavoratori per i quali sembra ormai inevitabile la lettera di licenziamento. I sindacati tuttavia annunciano battaglia e hanno convocato per questa mattina alle 10, davanti ai cancelli della fabbrica a Santeramo Jazzitiello, un'assemblea pubblica per decidere un programma di scioperi in tutti gli stabilimenti del gruppo.

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