Sabato, 31 Luglio 2021
Economia

Vertenza Natuzzi, i sindacati: "Nessun confronto se si parla di esuberi"

Il segretario generale della Feneal Uil di Puglia Bevilacqua: "I licenziamenti non sono frutto della crisi ma delle delocalizzazione, non è giusto far pagare ai lavoratori i costi delle scelte aziendali"

La protesta degli operai Natuzzi davanti alla sede della Regione una settimana fa

"Non può esserci alcun confronto se l'oggetto sono gli esuberi. Natuzzi deve saperlo con chiarezza: non siamo disponibili a parlare di licenziamenti, semplicemente perché non si tratta di un'azienda in crisi e quindi non è giusto che i costi delle scelte aziendali debbano essere pagati dai lavoratori": lo sostiene in una nota il segretario generale della Feneal Uil di Puglia e di Bari, Salvatore Bevilacqua.

"Intanto dobbiamo sottolineare che siamo stati messi di fronte ad una prima scorrettezza - puntualizza - perché dopo lo sciopero della scorsa settimana  Natuzzi si era impegnato con la Regione Puglia a presentare entro una settimana il piano industriale". "Invece, - denuncia il sindacalista - non solo non ha mantenuto l'impegno preso col presidente della giunta pugliese Vendola e con i sindacati, ma ha unilateralmente trasferito il confronto nella sede romana di Confindustria, esautorando di fatto la Regione". "Ma questo - aggiunge - non cambia la sostanza delle cose: la Uil non è assolutamente disponibile ad avallare i paventati 1900 esuberi semplicemente perché non sono il frutto di una crisi aziendale ma della scelta di delocalizzazione fatta dall'azienda. E del resto, la Natuzzi ha sottoscritto un accordo ad ottobre 2011, che ora è chiamata a rispettare. Non si capisce a che titolo si debbano cambiare le carte in tavola". "In questo periodo - spiega - la Natuzzi ha più che raddoppiato il numero dei suoi dipendenti portandoli da 3500 a 8000. La differenza è che sta operando la scelta di dismettere gli insediamenti locali per portarli all'estero. Ma non è chiaro perché il conto debba essere presentato ai lavoratori pugliesi". Insomma, la strada da percorrere non può che essere una: "Siamo anche disponibili ad un piano che richiede sacrifici - conclude Bevilacqua - e che comunque consenta di pensare ad un futuro in qualche modo diverso, ma una cosa deve essere chiara: devono lavorarci tutti".

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