Lunedì, 14 Giugno 2021
Economia

Vertenza Om, Cgil all'attacco: "Senza garanzie non firmeremo l'accordo"

Il sindacato detta le condizioni per l'adesione all'accordo già sottoscritto da altre sigle lo scorso 20 dicembre: dare la disponibilità dei macchinari a nuovi investitori e cedere l'impianto a patto che ne sia prevista l'industrializzazione

Riaprire il tavolo delle trattative e inserire nel nuovo accordo con la Kion almeno due condizioni: "la disponibilità del sito e dei macchinari nelle mani dei nuovi investitori, e la clausola che la cessione del sito a soggetti pubblici o privati, sia condizionata alla sua reindustrializzazione".

E' quanto chiede la Cgil per poter firmare l'accordo già sottoscritto dalle altre sigle sindacali lo scorso 20 dicembre per la vertenza relativa allo stabilimento Om Carrelli di Modugno.

Nell'accordo la multinazionale tedesca Kion si impegna a individuare nuovi investitori interessati alla Om Carrelli elevatori, ormai chiusa da due anni e con 230 lavoratori in cassa integrazione. Di questi, in tanti hanno presidiato i cancelli dell'azienda per mesi, giorno e notte, anche con le loro famiglie, impedendo l'ingresso dei camion coi quali la proprietà provava a portare via i 250 carrelli elevatori già pronti, del valore di qualche milione di euro: quei macchinari per i lavoratori erano l'ultima speranza che l'azienda non lasciasse il capoluogo pugliese per produrre all'estero. Proprio a causa di questa iniziativa, 29 operai sono stati denunciati ma, con la firma dell'accordo, la Kion si è impegnata a ritirare le denunce a patto che i lavoratori smantellassero il presidio. Tra favorevoli e contrari, alla fine gli operai hanno abbandonato la protesta.

"E ora - spiega il segretario generale della Cgil Bari, Pino Gesmundo - i macchinari non ci sono più e questo peggiora le cose: il 19 gennaio dovrebbe venire a visitare il sito, per la terza volta, questo investitore di cui si parla (cordata che fa capo a Vincenzo La Salvia, ex responsabile commerciale della Iveco Bus Division, secondo indiscrezioni di stampa); ma questi troverà una situazione molto diversa da quella che aveva già visto" Inoltre, secondo la Cgil, l'accordo prevede anche che "sulla disponibilità del capannone l'ultima parola spetti alla Kion". Gesmundo precisa poi che nell'accordo, "siglato in nostra assenza e che peggiora le condizioni per la reindustrializzazione del sito, è stata inserita la clausola per la quale lo stesso accordo non vale senza la firma della Fiom". "Ma noi - aggiunge - siamo disponibili a riaprire quel tavolo, alla presenza della Cgil, e chiedere che nell'accordo si reinseriscano tutte le migliorie che avevamo ottenuto anche grazie alla mediazione delle istituzioni".

Altrimenti, sottolinea Gesmundo, "noi andremo avanti con le iniziative di lotta e già il prossimo 16 gennaio in tribunale ci costituiremo riproponendo la denuncia all'azienda per comportamento antisindacale, perché non si possono mettere sullo stesso piano la revoca di denunce penali con la sospensione di iniziative di lotta da parte dei lavoratori".

Quanto alla possibilità che il sito venga ceduto al pubblico, Gesmundo conclude: "Si parlava del Comune di Modugno, ma noi vogliamo la certezza che sia reindustrializzato perché non vogliamo che al suo interno si faccia altro. Non possiamo consentirlo".

(Fonte Ansa)

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