L'esperienza di Don Milani in "Barbiana" di Michela Diviccaro in scena al Teatro van Westerhout

Don Milani e la sua straordinaria esperienza pedagogica sono al centro di «Barbiana», lo spettacolo scritto, diretto e interpretato da Michela Diviccaro che prende il titolo dal villaggio nel quale il “prete scomodo” fondò l’innovativa scuola diventata un modello di riferimento nella storia dell’educazione. L’attrice e regista barlettana porta in scena il suo lavoro giovedì 7 e venerdì 8 febbraio (ore 21) al Teatro van Westerhout di Mola di Bari per la Stagione 2018-2019 della Compagnia Diaghilev, che produce lo spettacolo (info 333.1260425).

L’esperienza della scuola di Barbiana viene raccontata attraverso la storia di Michela, che sin da bambina mostra una vocazione per l’insegnamento. Vuol fare la maestra. E passo dopo passo, lo spettatore ne segue l’evoluzione, dal liceo all’università sino al momento del contatto con il mondo del lavoro. Quello di Michela è un percorso fatto di incontri, intoppi e tentennamenti nel ricercare risposte su quale dovrebbe essere il ruolo dell’insegnante. E in questo cammino la guida sono i testi di Don Milani e la portata rivoluzionaria di Barbiana.

Quando Don Lorenzo Milani vi arriva, il 7 dicembre 1954, ha 31 anni. Ed è stato mandato lì, in quel posto sperduto, per scontare una sorta di esilio ecclesiastico. Il suo apostolato, basato sull’applicazione del Vangelo senza compromessi, non è gradito. Barbiana non è un paese, quasi nemmeno un villaggio. È soltanto una chiesa con una canonica su un monte, a una manciata di chilometri dal primo centro abitato. Non ci sono strade, mancano luce e acqua. È un posto senza mezzi, senza popolo, senza futuro. E senza speranza. Il luogo è abitato solo una manciata di persone nelle poche case presenti all’interno del bosco, peraltro isolate fra di loro. Eppure Barbiana diventa il luogo dove l’utopia si trasforma in realtà.

Don Milani, che decide di adottare il motto intraducibile “I care” (mi prendo cura) della meglio gioventù americana, in contrapposizione al “me ne frego” fascista, s’inventa letteralmente una scuola popolare, per tutti, e a tempo pieno, dove i ragazzi lavorano insieme e chi sa di più sostiene chi sa di meno. È una scuola unica al mondo: per allievi, orari, contenuti, obiettivi, metodi e insegnanti. Una scuola poverissima, nella quale a insegnare sono gli stessi studenti e tutto si costruisce giorno per giorno: i tavoli, le sedie, le cartine e i materiali didattici. Un’esperienza durata tredici anni, sino al 1967, della quale divenne un manifesto contro il sistema della scuola tradizionale la famosa «Lettera ad una professoressa» scritta dagli stessi studenti di Barbiana.

prenotazioni 3331260425 - 3471788446

biglietti on line e circuito Vivaticket

intero € 8,00 - ridotto over 65 e under 30 anni € 6,00

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