Al Bifest è il Bertolucci-day, lo splendore del restaurato 'Ultimo tango': "Emozione come la prima volta"

Il grande regista ha ricevuto un'ovazione dal pubblico del Petruzzelli al termine della masterclass. Stasera l'anteprima mondiale del capolavoro rinnovato chiuderà l'edizione 2018 della rassegna

"Rivederlo é stata un'emozione molto forte, un po' come se fosse la prima volta". La soddisfazione di Bernardo Bertolucci nell' ammirare, quasi con un pizzico di stupore, uno dei suoi più grandi capolavori, 'Ultimo tango a Parigi', in versione restaurata presentata al Bifest 2018, traspare dallo sguardo e dalle parole scambiate con i giornalisti nella proiezione esclusiva del mattino al Galleria e anche durante un'affollatissima Masterclass in un Petruzzelli esaurito dove questa sera vi sarà l'anteprima mondiale con la consegna, al regista, del premio Fellini per l'eccellenza cinematografica.

Il gioiello restaurato

La storia proibita e impossibile di Jeanne e Paul, impersonati in modo indimenticabile da Maria Schneider e Marlon Brando, torna ad antichi fasti e, se vogliamo, si rinnova nei colori, nelle immagini e nella struggente fotografia del tre volte premio Oscar Vittorio Storaro, che ha curato il restauro realizzato dalla Cineteca del Centro Sperimentale di Cinematografia. Un gioiello su cui sono impressi i carati di una stagione turbolenta, tra gli echi del '68 in una Parigi presa dal fervore creativo e della protesta. Tutto lasciato fuori dal pied-a-terre dove si consumano la storia d'amore e il dramma di due sconosciuti che all'epoca fece così scandalo. Bertolucci ha raccontato, passo dopo passo, la genesi di un capolavoro controverso, capace di segnare un'epoca.

"Inizialmente chiedemmo a Jean-Paul Belmondo di interpretare il principale protagonista maschile. Quasi mi cacciò dicendo che non avrebbe voluto girare un porno. Ci rivolgemmo quindi ad Alain Delon ma non accettai perchè avrebbe voluto fare anche il produttore. Aveva capito che si trattava di un film su terreni inesplorati. Una sera, cenando in piazza Navona a Roma, ci venne in mente il nome di Marlon Brando. Riuscii a incontrarlo a Parigi, gli raccontai la storia in un minuto, poi andammo a vedere insieme un mio film precedente, 'Il Conformista' . Infine mi invitò a casa sua a Los Angeles per discutere della sceneggiatura. Finimmo a parlare di tutt'altro, della vita, della morte e dell'eternità. Lì capii che da parte sua non c'era alcun pregiudizio sul film".

Era il 1972: il capolavoro divise critica e pubblico, con conseguenze giudiziarie in Italia. La pellicola venne sequestrata e ne fu ordinata la distruzione perchè ritenuta scandalosa. Bertolucci si prese (così come il produttore Grimaldi e lo stesso Brando) anche una condanna a due mesi, con pena sospesa, subendo anche la perdita dei diritti politici per 5 anni. Non c'entravano nulla il femminismo e i #metoo del giorno d'oggi, "sul quale sono d'accordo" ha detto il maestro, non senza lesinare una stoccata al collega Ridley Scott che ha dovuto accettare di cancellare letteralmente dal suo ultimo film, 'Tutti i soldi del mondo', Kevin Spacey, travolto da scandali sessuali, sostituendolo con Christopher Plummer: "Mi sono vergognato per Scott. Poi mi è venuta voglia di fare un film proprio con Spacey" ha commentato Bertolucci.

Bertolucci: "Voci originali fanno apprezzare sfumature recitazione"

Col tempo, però, è arrivata la giusta riabilitazione di un capolavoro, restituito al suo originario splendore e forse con qualcosa di più: "Questa versione - dice Bertolucci - consente per la prima volta di apprezzare le voci originali, senza quello strano italiano del doppiaggio che a volte toglie i chiaroscuri della recitazione". Sfumature che, nel caso di 'Ultimo tango', sono fondamentali per capire l'universo dei protagonisti. Non solo un Brando inarrivabile per intensità, "disponibile e protettivo sul set" con Maria Schneider, straordinaria interprete dell'universo in donna, da sempre al centro della curiosità artistica del grande regista parmense: "Nella carriera - ha spiegato - ho scoperto tante attrici, dalla stessa Schneider a Liv Tyler, fino ad Eva Green. Trovo molto più interessante indagare nel mistero dei personaggi femminili. Le interpreti con cui ho lavorato, al contrario di quello che si possa pensare, hanno meno vanità dei loro colleghi attori".

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Una lunga carriera costellata di successi, come i 9 oscar per 'L'Ultimo Imperatore', ispirato da storie speciali, ma anche da consigli di altri grandi maestri: "Il regista francese Jean Renoir, per me uno dei più importanti dell'intera storia del cinema, diceva che mentre si girava un film  bisognava lasciare una porta aperta nello studio, perchè non si sa mai chi possa entrare, cosa possa succedere. In pratica, voleva dirci che creare attraverso uno 'spiffero' di realtà vera che entra sul set può aiutare ulteriormente nella ricerca dell'ispirazione di tutto lo staff".  Il pubblico del Petruzzelli, in piedi, tributa un omaggio a Bertolucci, salutato sul palco proprio da Vittorio Storaro. I papà di 'Ultimo tango', colonne di un'età dell'oro per il cinema italiano.

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