Martedì, 15 Giugno 2021
Cultura

Da Casamassima alla guida di Donna Moderna. "Ma la Puglia è ancora nel mio cuore"

Intervista ad Annalisa Monfreda, 36 anni, alla guida della storica rivista di Mondadori: "La gavetta mi è servita, ma oggi occorre sperimentare nuovi linguaggi perché il giornalismo non può essere una impresa fallimentare"

Da Casamassima a Milano alla conquista del sogno di una vita. Annalisa Monfreda è nata 36 anni fa alle porte di Bari con la passione del giornalismo nel cuore. Dopo la laurea in lettere conseguita a Bari e alcuni tirocini qua e là nel tacco d’Italia, si è spostata a Milano dove ha intrapreso una serie di collaborazioni che le hanno permesso di cogliere l’opportunità di dirigere “Donna Moderna”, storica rivista edita da Mondadori.

Affermarsi nel giornalismo è già complesso. Farlo partendo dal sud lo è ancora di più. Assumere la direzione di una testata, quasi una impresa. Ci spieghi come è andata?

"Posso dire che una buona parte di questo è dovuto al mio essere meridionale. La capacità di adattamento e di risposta ai problemi, l’insistere sugli obiettivi, l’amore che trasmettiamo nel lavoro  sono qualità che sento essermi state donate dalla terra in cui sono nata. La mia storia nasce a Casamassima. Poco prima di iscrivermi all’università il territorio ha iniziato a conoscere una certa povertà in termini culturali. Chiusero il teatro, aprirono una multisala e noi ragazzi avevamo bisogno di luoghi dove poterci esprimere.  A 17 anni ho iniziato a scrivere come corrispondente per il quotidiano locale, “La città”, e due anni dopo ho fondato un bimestrale che ho diretto fino al 2002, quando decisi di raggiungere Milano".

Qualcosa cambiò?

"Parecchio. Dopo lo stage con il Corriere della Sera ebbi la possibilità di stringere alcuni contratti con un gruppo di lavoro (Gruner und Jahr) che doveva lanciare una serie di testate. Nel 2008, a soli 29 anni, mi fu affidata la direzione di Top Girl, che diffondeva più 300mila copie a settimana. Poi la collaborazione con Geo, che mi permetteva di scrivere reportage dall’Africa, da sempre il mio sogno.  Successivamente mi è stata assegnata la direzione di Cosmopolitan. Anni di dura gavetta che mi hanno però permesso di sperimentarmi continuamente con linguaggi nuovi e con la necessità di venire incontro ai bisogni di un mondo editoriale che non riceve contributi e che deve avere utili per continuare a vivere".
 
Poi, nel febbraio dell’anno scorso, l’opportunità Donna Moderna…

"Una offerta irrinunciabile. E’ stata difficile perché occorreva rilanciare la testata conquistando nuove fette di lettori. Un lavoro impegnativo che però sto vivendo con l’energia di chi non si sente arrivata e vuole mantenere l’ascolto con tutti. I risultati sono buoni grazie al lavoro di ogni persona che ha deciso di sposare questo nuovo corso".

Lasciare la Puglia cosa ha significato per te?

"I miei parenti e alcuni degli amici più veri sono in Puglia e spesso ci ritorno perché non ne potrai fare a meno. Devo dire che osservandola da Milano, oggi la Puglia è cambiata in positivo. Sembra essere diventata una terra di opportunità e questo mi fa molto piacere, perché ciò permette di valorizzare un territorio che, a mio parere,  gode ancora di potenzialità inesplorate".

Come giudichi lo stato del giornalismo attuale?

"Occorre essere chiari: andando avanti si farà giornalismo con meno gente e meno mezzi. Non si possono costruire imprese fallimentari. Spesso c’è fame di visibilità e le persone sono disposte a tutto pur di scrivere, ma ciò è sbagliato perché ogni articolo deve essere pagato e non si può pensare che si scriva gratis. Nella mia esperienza da direttore ho fatto di tutto per equilibrare un po’ i compensi tra i collaboratori. Credo che il lavoro debba essere riconosciuto soprattutto se fatto con professionalità. Ma chi decide di svolgere questa professione deve avere voglia di sperimentarsi e non sentirsi già arrivato".

Sei mamma di due bimbe . Difficile la conciliazione lavoro-famiglia in una città come Milano?

"Il mio lavoro mi permette una flessibilità organizzativa che mi consente di stare insieme ai miei bambini. Milano è una città che offre molto ai genitori ed è chiaro che molto dipende anche dalle disponibilità economiche, ma non posso dire di sentirmi sola".

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