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"Odiavo Dalla perchè era più bravo di me al clarinetto": Pupi Avati si racconta al Petruzzelli

Questa mattina si è tenuta una nuova master class del Bif&st, che ha visto protagonista il regista bolognese. Tra gli aneddoti raccontati, anche quello del 'pedinamento' a Fellini

Una master class capace di catturare con ironia ed enfasi il pubblico. Il regista bolognese Pupi Avati si è raccontato questa mattina davanti ad un teatro Petruzzelli gremito: un incontro pieno di aneddotti sulla sua vita e sulla sua carriera, come il 'pedinamento' a Federico Fellini. "Trasferitomi a Roma da Bologna, - ha spiegato volli conoscere Federico Fellini del quale avevo tanto amato ‘8 ½’ e quando mia madre mi disse che abitava vicino casa mia, per tre giorni lo pedinai nelle sue passeggiate finché non trovai il coraggio di avvicinarlo. All’inizio era spaventato, perché si era accorto che lo stavo seguendo, ma poi si sciolse, mi abbracciò e finimmo per diventare grandi amici".

Tema centrale della master class, moderata da Enrico Magrelli, è stata la felicità. “Ognuno di noi ha mille ragioni per soffrire ma anche di sperare che la nostra vita possa cambiare, che un giorno potremo essere felici, a qualsiasi età", ha spiegato il regista, che ha poi rivelato di scrivere ogni sera un suo immaginario discorso di accettazione dell'Oscar. "In questa spudoratezza del sogno - ha commentato -, si riesce a sopravvivere alle ingiustizie”.

IL NUOVO FILM - Un incontro il cui il passato del regista è stato raccontato con fine umorismo, ma anche con diversi spunti sul futuro. "La vita ha una sua circolarità, si arriva a un certo punto in cui diventa importante ricordare - ha dichiarato Avati -, allora prima si prova nostalgia per la giovinezza e poi per l’infanzia. Io sono in quest’ultima fase, in cui ripenso al cinema che ho tanto amato da bambino, il cinema fantastico con il quale ho poi debuttato e che è tornato a sedurmi". Poi alcune rivelazioni sul nuovo lavoro cinematografico in preparazione: "Nel mio prossimo film racconterò la storia di due bare che scomparvero nel nulla dopo l’alluvione del Polesine del 1951, le uniche che non furono mai recuperate". 

LA RIVALITA' CON DALLA - Nel fiume di ricordi della master class, è emerso anche il passato da musicista di Avati, che con il clarinetto si ritrovò a 'sfidare' persino Lucio Dalla. "Diventai il più bravo clarinettista di Bologna - ha ricordato -, ero entrato in un’orchestra formata perlopiù da ginecologi che faceva molte tournee, anche all’estero. Un giorno, però, il capo dei ginecologi mi affiancò un altro clarinettista, un piccoletto brutto e che suonava da schifo ma che sera dopo sera seppe progredire fino a diventare più bravo di me. Allora io non contai più niente, cominciai a pensare di non suonare più, ma iniziai anche a odiare quel ragazzo che un giorno portai in cima alla Sagrada Familia di Barcellona, pensando di buttarlo giù. Si chiamava Lucio Dalla e quando finì la nostra competitività, negli anni diventammo grandi amici, ha scritto anche le colonne sonore di due miei film".

In serata saranno riconosciuti i premi Vittorio Gassman e Federico Fellini agli attori Riccardo Scamarcio e Sabrina Ferilli, a cui sarà dedicato l'appuntamento del 'Focus su' al Circolo Barion.

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