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Lino Capolicchio si racconta al Bif&st: "A Mosca il premio come miglior attore conteso con Jack Nicholson"

L'attore presenta nell'ambito della rassegna il libro 'D'amore non si muore', dove racconta diversi aneddoti professionali e privati

"Dovevo fare il perito chimico ma leggevo Shakespeare a 15 anni". È uno degli aneddoti di Lino Capolicchio, grande attore italiano ospite del BIf&st, il Bari international film festival. Oggi, nell'ambito della rassegna, porta nel capoluogo il suo libro "D'amore non si muore": una raccolta di alcune delle pagine dei suoi diari, che scrive "dall'età di 18 anni" rivela (oggi di anni ne ha 77), e di cui non voleva pubblicare nulla, fino a quando suo figlio lo ha minacciato di pubblicarli dopo la sua morte.

Tra le pagine riemergono incontri straordinari con personaggi del mondo dello spettacolo, come Anna Magnani, Federico Fellini, il Fabrizio De Andrè "di una timidezza estrema che faceva il cinico per nasconderlo". Non mancano poi aneddoti della sua vita, come il debutto a 21 anni con Giorgio Strehler o la contesa a Mosca del premio come miglior attore con Jack Nicholson. "Ce l'ho con lui, non per colpa sua, da tutta la vita - dice - perché ho perso sei a cinque".
E poi non risparmia il cinema italiano contemporaneo: "Io credo nel cinema d'arte, non in quello commerciale - ha ricordato - Ho detto tanti no nella mia carriera, ho fatto 38 film e ne ho rifiutati una quarantina, anche film che poi hanno avuto grande successo, però non mi piacevano e non li ho fatti perché non mi si compra col denaro". Come quando, racconta, la Cola Cola gli offrì "una cifra mostruosa per fare 10 spot, una cifra con la quale avrei comprato Piazza di Spagna intera, e dissi di no".

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