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'A cumpagnèie d'i uagnoun', vincitrice delle Propaggini 2015

'A cumpagnèie d'i uagnoun', vincitrice delle Propaggini 2015

Sfida a colpi di satira e rime, a Putignano le Propaggini danno il via al Carnevale

L'antica festa di origine contadina, celebrata nel giorno di Santo Stefano, segna l'avvio del Carnevale: le compagnie di 'propagginanti' si cimentano in una gara in versi, rigorosamente in dialetto, canzonando personaggi e vicissitudini della vita paesana

Sospesa fra storia e leggenda,  la Festa delle Propaggini, che si svolge ogni 26 dicembre, è l'appuntamento che inaugura il Carnevale di Putignano. E così, anche ieri, in tanti si sono ritrovati in piazza Plebiscito, per partecipare alla festa, che vede come protagonisti i cosiddetti 'propagginanti', che si esibiscono in abiti rigorosamente villerecci, recitando versi in dialetto putignanese.

Retaggio del mondo contadino, l'origine delle 'Propaggini' risale probabilmente alla fine del Trecento, quando il popolo osannava le reliquie di Santo Stefano. La ricorrenza, legata inizialmente a un episodio religioso, con il tempo assume sempre più una connotazione pagana: il sacro e il profano si fondono e confondono in un evento che oggi si configura come una pacifica sfida in vernacolo a suon di satira.

I gruppi di propagginanti si alternano sul palco per piantare il ceppòne (parola dialettale che indica la pianta della vite oppure il suo ramo), simbolo della festa: canzonano personaggi e vicissitudini della vita paesana. Proliferano, altresì, le allusioni alla sfera sessuale. Per qualche ora, quindi, i verseggiatori danno voce alla tradizione, archetipo della manifestazione pugliese, con tanto di mascherata campagnola ed eccessi propiziatori. E gli amministratori locali, l’élite dirigente, i misfatti diventano uno spettacolo di piazza. Una volta terminate le esibizioni, un’attenta giuria definisce una classifica di merito e proclama un solo gruppo vincitore. Ad aggiudicarsi la vittoria, quest'anno, 'A cumpagnèie d'i uagnoun'.

La vicenda delle reliquie di Santo Stefano, ancora oggi conservate nella chiesa di Santa Maria La Greca, traccia così un solco significativo nel costume, nella tradizione e nella cultura di Putignano e scandisce l’incedere delle edizioni della manifestazione carnascialesca più lunga d’Europa.

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