Silvia Scicchitano presenta 'Biglietto di sola andata' agli studenti del Liceo Fermi di Bari in dad

Presentazione del romanzo Biglietto di sola andata di Silvia Schicchitano alle classi del triennio del liceo Fermi di Bari che in DAD non smettono di interessarsi alla cultura, alla formazione e al futuro, cogliendo l'occasione di dialogare con la giovane autrice che ha deciso di raccontare parte della sua esperienza giovanile e formativa attraverso la scrittura confezionando un romanzo di formazione sull'asse Bari-Londra.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

Silvia Scicchitano è l'autrice barese che grazie al progetto editoriale del Gruppo Albatros ha visto la pubblicazione del suo primo romanzo, semi-autobiografico, dal titolo Biglietto di sola andata. Silvia ha 29 anni, due lauree in Lettere e un master in Giornalismo ed è proprio da quest'ultima skill che comincia il suo viaggio letterario. Silvia nel 2016 parte per Londra per accrescere quel bagaglio di formazione e di cultura che serve per fare carriera e conoscere meglio il mondo, ma non sa che le arricchirà soprattutto la vita personale dandole l'ispirazione per Biglietto di sola andata, disponibile nelle librerie dallo scorso febbraio 2021. La protagonista del romanzo di Silvia Scicchitano si chiama Sofia e con Silvia, in comune, non ha solo l'iniziale del nome, ma l'intera trama che nell'arco di un anno, racconta senza filtri, né convenzioni, di quella metropoli al centro dell'Europa pre-Brexit e pre-Coronavirus che Silvia/Sofia vive quando è lì per studiare, per lavorare, per capire chi sia realmente solo quando è lontana da Bari, dalla sua famiglia, dalle sue abitudini che l'hanno formata per i primi 25 anni della sua vita. In maniera sincera e coraggiosa Silvia Scicchitano vuole raccontare agli altri, ai lettori il suo personale "grand tour", infatti, poco prima delle festività pasquali, in videoconferenza con alcuni studenti e docenti del quarto e quinto anno del liceo scientifico statale Enrico Fermi di Bari, l'autrice ha dialogato e ha presentato il suo libro che ha in copertina i luoghi simbolo del suo racconto illustrati dal disegnatore Jacopo Ascari. La vicenda di Sofia è una vicenda giovanile, inizialmente mossa dalla curiosità e dall'ingenuità, che piano piano si trasforma per dare spazio prima alle cose che a Sofia piacciono, poi alle cose che la fanno stare bene, sino ad eliminare i rapporti negativi, le sostanze nocive, le situazioni superficiali: Sofia sceglierà da sé i valori e le sue priorità. I giovani studenti del liceo Fermi, in DAD a causa delle disposizioni per contrastare la pandemia, nonostante la distanza sociale, hanno contribuito alla presentazione di Biglietto di sola andata di Silvia Scicchitano spinti dalla stessa giovane curiosità di Sofia e hanno parlato con Silvia di numerosi spunti di riflessione comuni ai giovani maturandi proiettati verso il futuro, anche in una situazione di stallo e di incertezza data dalla crisi sanitaria che stiamo vivendo a livello globale, come dimostra una delle domande posta dalla studentessa Damiana che ha chiesto a Silvia: “Il fatto che la protagonista scelga di cambiare città è soltanto un simbolo oppure questa città non è abbastanza pronta per fare da sfondo al cambiamento interiore di Sofia? Varcata definitivamente la soglia del liceo, anche noi cercheremo di capire se rimanere a Bari oppure no e mi sono sempre chiesta se la decisione di andar via è necessaria per attuare un vero cambiamento interiore… perché invece questo cambiamento non si può effettuare all’interno della propria città, arricchendola?”. A Damiana Silvia ha risposto: “Non è tanto la città in sé... Bari… è il confronto con l’altro da sé. È il confronto con qualcosa di diverso rispetto a quello a cui si è abituati. È un po’ come se per capire se stessa Sofia abbia avuto bisogno di una sorta di bastian contrario, qualcosa che fosse diverso rispetto a quello che lei ha visto e vissuto fino a quel momento. Poteva essere nata in qualsiasi altra parte del mondo, persino nella stessa Londra e avrebbe comunque avuto il bisogno a un certo punto della sua vita di fare qualcosa di diverso e di vedere una realtà diversa. Il dare valore alla propria città, secondo me può avvenire solo in un secondo momento, perché quando lei parte si sente incompleta, non sa chi è, non ha capito quelle che sono le sue potenzialità, come esprimerle, come “incanalarle in qualcosa di positivo e che mi faccia sentire utile”, come dice ai suoi genitori prima di partire. Poi magari la maturazione può avvenire anche nella propria città rapportandosi ad altre persone, altri contesti culturali, universitari, di qualsiasi tipo, purché in realtà diverse e che ti facciano capire chi sei davvero. Evidentemente per Sofia tutto questo non è stato sufficiente”. Un altro studente, Nicola, ha chiesto a Silvia: “Io penso che in Sofia ci ritroviamo un po’ tutti. Noi siamo spaventati dal restare ingabbiati da percorsi già scritti per noi e al contempo raggiungiamo la consapevolezza che quel percorso non è del tutto fallace, ma spesso non è quello che ci porta a conoscerci. Allora abbiamo come Sofia la necessità di evadere e di perdere la rotta, perdere gli schemi, perdere noi stessi. Siamo da un lato spaventati dallo schematismo del ‘900, dall’altro lato siamo spaventati dall’assenza di esso. Allora come si fa? Come fa Sofia a conciliare queste due paure, se riesce a conciliarle?”. Silvia ha risposto a Nicola: “Quello che Sofia prova a fare mantenendo questo schema del “bisogna fare il proprio dovere” avviene con la scelta del master in Giornalismo. Se da un lato lei si perde con le serate tra coinquilini, colleghi, nuovi amici, dall’altro cerca comunque di mantenere questo schema. Difatti in un passo c’è scritto “era un po’ in ritardo con lo studio… avrebbe passato tutta la notte a studiare, non era andata a Londra per vivere solo di notti folli, era andata lì per costruire qualcosa”. Per quanto lei si perda, quello che è lo schema di razionalità da cui era partita e che l’ha caratterizzata nella vita pre-Londra le è un po’ rimasto. Quindi in generale ritengo che sia compito dell’individuo capire quali siano gli schemi adatti a quella che è la propria persona e non quelli che vengono imposti in generale dalla società, ecco, è come un vestito su misura che ci dobbiamo cucire noi stessi addosso”. Ancora una domanda, da parte di Anna Claudia, a Silvia: “Dato che questo libro è stato scritto ed è stato ispirato a quella che è la tua storia, da dove è partita l’idea di scriverlo? È stata un’esigenza che è nata dalla voglia di voler esternare quest’esperienza?”. Alla quale Silvia risponde: "Ci sono stati sicuramente due momenti. Il primo è quello della scrittura in sé, del voler raccontare una storia. Il secondo è quello del volerla pubblicare. Io personalmente ho sentito l’esigenza di mettere nero su bianco questo racconto, in un certo modo, e quando poi l’ho concluso mi sono resa conto che poteva essere qualcosa da condividere col pubblico, perché un percorso di conoscenza di questo tipo può essere fonte di ispirazione per porsi delle domande, magari non dà tutte le risposte, ma quantomeno solleva delle domande”. Poi una domanda per Silvia da parte di uno dei docenti che ha partecipato alla presentazione online del libro Biglietto di sola andata: “Ritieni che il tuo romanzo rientri nel genere dei romanzi di formazione?". Silvia ha risposto: "Immagino che Charles Dickens l’abbiate affrontato a scuola. Lui è il maestro dei romanzi di formazione dell’800, come ad esempio Oliver Twist o David Copperfield, in cui c’è sempre un percorso che inizia, che si svolge e che finisce. Invece alcuni romanzi del ‘900, un po’ con l’avvento della guerra, con quello che è lo sgretolamento delle certezze, dell’individuo, della persona, penso ad autori come Elsa Morante con L’isola di Arturo o come Moravia con Agostino, sono anch’essi dei romanzi di formazione, ma interrotti. Biglietto di sola andata si avvicina più a questa seconda tipologia di romanzo di formazione, in cui c’è un punto di partenza, uno svolgimento della trama, delle vicende, in cui c’è una crescita, e un punto finale che non è quello di arrivo, ma non è neanche quello da cui è partita la protagonista. Quindi sì, possiamo dire che è un romanzo di formazione, ma dello stile moderno/contemporaneo. Qualcuno ha definito Sofia “un’eroina romantica in una metropoli moderna”, perché qualcosa forse dell’epoca romantica c’è: il bisogno di ascoltarsi e farsi trasportare dai sentimenti dalle emozioni, piuttosto che dalla razionalità, in una metropoli moderna”. Un altro docente ha domandato a Silvia: “Non è la città che deve limitare il nostro percorso interiore. Il cielo è uguale dappertutto, in latino “Caelum, non animum mutant qui trans mare currunt”. È sempre un percorso personale che deve andare al di là del contesto di appartenenza. È importante lasciare la città o rimanervi e fare i conti con se stessi?”. E Silvia ha risposto: “L’importante è trovare il modo di fare i conti con se stessi, in qualsiasi modo che ci può venire in mente. Se è necessario bisogna allontanarsi per vedere le cose da una prospettiva diversa e poi tornare o non tornare, oppure rimanere nello stesso ambiente, ma porsi in maniera diversa nonostante tutto e dire “no io voglio comunque pormi le domande giuste e capire cosa sono e cosa non sono” e avere comunque quel coraggio di mettersi in discussione a prescindere da tutto... l’importante è trovare il modo, il proprio modo.” Poi uno studente, Marco, chiede a Silvia: “Si giunge a un equilibrio finale. Anche se parzialmente, l'esperienza di Sofia è simile a quella di Silvia. Quindi quali valori ti hanno aiutato in questo percorso e cosa diresti a noi ragazzi per affrontare la stessa missione di Silvia/Sofia?”. E Silvia: “Mettersi a confronto con l’altro da sé e con gli schemi imposti della società e in un contesto che, a imbuto, si fa sempre più piccolo, passa anche dalla famiglia fino ad arrivare poi a noi. Ritengo che bisogna sempre mettere in discussione quello che è l’individuo e i valori a cui siamo abituati, per riconfermarli oppure buttarli via. Siamo noi poi a decidere cosa trattenere di quei valori, di quei principi, cosa fare nostri, quali sono quelli in cui davvero crediamo e non quelli che ci sono stati imposti. Quindi alcuni dei valori che sono serviti a Sofia alla fine della storia sono gli stessi per i quali era partita: la voglia di realizzarsi, l’ambizione… quando lei parte lascia tutto e tutti e questo inizialmente può anche sembrare un gesto egoistico, ma deriva da un bisogno viscerale di scoperta di sé stessi. Quindi cerca di capire quali sono i valori più importanti per lei. Quello che ho capito io finora è che “it's a lifetime process”, quello della scoperta di sé. Non finisce mai. Non c’è un reale approdare a ciò che si è. L’individuo muta sempre, costantemente e questo ovviamente comporta dei rischi, come il perdere un po’ la bussola, perdere la rotta… come quando i naviganti si ritrovano in mare aperto di notte e non hanno una bussola e si perdono… come fanno per ritrovare la rotta? Guardano il cielo, guardano le stelle, che sono dei punti fissi. Quindi questo è un po’ quello che suggerirei. Non deve spaventare il fatto che non si approdi mai a qualcosa di definitivo, ma bisognerebbe trovare il coraggio e mettercela tutta per dare una forma a quella che è la propria persona”. Silvia Scicchitano è disponibile per info e presentazioni del suo romanzo Biglietto di sola andata contattandola su www.silviacelestescicchitano.com e all'indirizzo e-mail silvia.scicchitano91@gmail.com

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