'Dall’acciaieria alla fabbrica dei suoni',alla Feltrinelli il libro sull'operaio dell’Italsider diventato artista

Da operaio della vecchia Italsider ad outsider della musica contemporanea. È la storia affascinante di Giovanni Tamborrino, ex tuta blu dell’acciaieria di Taranto che proprio con un’opera su Taranto e la fabbrica, intitolata Mare metallico, conquista il Premio Abbiati, l’Oscar italiano della musica classica. Una storia vera raccontata da Francesco Mazzotta nel libro Dall’acciaieria alla fabbrica dei suoni (Zecchini Editore), volume che l’autore presenta con Giovanni Tamborrino martedì 26 marzo (ore 18) alla Feltrinelli di Bari, intervistato da Fabrizio Versienti (Corriere del Mezzogiorno) in un incontro aperto dagli interventi musicali di Chiara Ratti e Teresa Puntillo, mentre martedì 2 aprile (ore 18), al Teatro Fusco di Taranto, l’appuntamento, promosso dagli Amici della Musica “Arcangelo Speranza” e dalla Libreria Dickens, viene condotto dalla giornalista Marina Luzzi (Avvenire).

Dall’acciaieria alla fabbrica dei suoni non è soltanto un saggio, ma un affresco, con il quale Francesco Mazzotta ripercorre in modo avvincente le vicende umane e artistiche di un performer assolutamente originale, ma anche compositore visionario profondamente legato alla propria terra. Giovanni Tamborrino nasce a Laterza, in provincia di Taranto, dove vive. Ed ha solo 17 anni quando diventa operaio dell’Italsider, all’inizio degli anni Settanta. Ma in testa ha una sola cosa: la musica. Realizza il suo sogno. E nel giro di poco tempo da batterista di musica leggera nei locali di provincia diventa il percussionista di Luciano Berio, Sylvano Bussotti e Franco Donatoni, mostri sacri dell’avanguardia colta.

Fulminato da Carmelo Bene e dalla sua lezione sulla phoné, riscrive i codici del teatro musicale contemporaneo con il linguaggio personalissimo dell’Opera senza canto, celebrata da importanti istituzioni come l’Università di Bologna e il Teatro alla Scala. E sulla sua strada ritrova l’acciaieria con Mare metallico, che in ricordo dei suoi trascorsi di operaio dedica, con il Premio Abbiati vinto nel 2013, a Taranto e alla sua gente, schiacciata tra lo stabilimento di oggi e la vecchia Italsider, nella quale l’ex tuta blu guardava sbigottito le colate d’acciaio dal “reparto agglomerati” già immaginando di fondere la musica in una personale fabbrica di suoni, fatta di strumenti tradizionali ma anche di materiali di scarto e non convenzionali.

Tuttavia, il libro non racconta la storia di un riscatto, ma di un antiaccademico protagonista della scena musicale contemporanea in grado di operare, da meridionale, una riflessione su un Sud che non si abbandona alla storia negata, ma al contrario ne scrive una propria. Corredato da un’appendice fotografica, «il volume costituisce una testimonianza preziosa e necessaria - scrive nella prefazione Enrico Girardi, critico musicale del Corriere della Sera - perché, leggendo il libro, ci sembra di ascoltare le composizioni del musicista pugliese attraverso le orecchie (e la fluida penna) del saggista».

Il libro, che si dipana come un appassionante racconto, attraversa le varie tappe dell’artista pugliese. E racconta anche l’esperienza del Festival della Terra delle Gravine, nel quale Tamborrino, instancabile sperimentatore, riesce a realizzare una perfetta corrispondenza tra scelte espressive e identità culturale, iscritta nella particolare geografia della zona, ponendosi come precursore di quanto sta accadendo oggi con Matera 2019.

Francesco Mazzotta (Taranto, 1967), laureato in musicologia, è giornalista professionista e critico musicale. Ha collaborato con Il Corriere del Mezzogiorno, l’enciclopedia Die Musik in Geschichte und Gegenwart e il Festival della Valle d’Itria. È autore di programmi di sala per diverse istituzioni musicali, tra cui la Fondazione Petruzzelli di Bari. È responsabile della comunicazione del Giovanni Paisiello Festival di Taranto e di altre manifestazioni di musica antica e contemporanea. È autore del saggio Martina Franca. Quarant’anni di Belcanto nel volume ll Festival si racconta. 40 edizioni del Festival della Valle d’Itria (Edizioni Fondazione Paolo Grassi).

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