'Di Porta in porto' il festival dei popoli del bacino del Mediterraneo

La compagnia Badatea, propone anche quest’anno il festival dei popoli del bacino del mediterraneo Di porta in porto giunto alla sua XIII edizione.

Il festival, ideato e diretto dal regista Nicola Valenzano, promuove lo scambio di culture tra popoli che vivono sul bacino del Mediterraneo e che cosi’poco si conoscono, affinchè il “mare nostrum” diventi luogo di ricchezza, di valori e identità, di uomini che da millenni abitano le sue rive e non luogo di scontri economici e religiosi.

Gli ultimi eventi di cronaca hanno, infatti, sottolineato la necessità di superare la deriva dello scontro fra identità culturali, ereditata dal XX secolo, e di aprire le porte al dialogo interculturale “condicio sine qua non” e’ impossibile pensare ad una pace fra i popoli.

Un sincero confronto interetnico e interreligioso nel quale la letteratura e il teatro, con la loro lentezza d'ascolto così diversa dalla veloce e superficiale comunicazione moderna, può far emergere le similitudini e le familiarità nascoste da profonde diversità e gettare le fondamenta per la costruzione di ponti fra i vari popoli.

Crocevia nodale di questo dialogo è, appunto, il Mediterraneo.

Il mediterraneo come un luogo d’incontro e di riflessione per promuovere la costruzione di uno “spazio Mediterraneo” unito, pur nella sua diversità, nel segno della pace e della coesistenza fra culture che coinvolga tutte le regioni, dal maghreb alla Turchia, dalla Spagna ai Balcani

L'Italia, e ancor più bari, sono forti e sicure se esiste un circuito euro-mediterraneo di cui noi siamo parte e perno.

Il tema di questa tredicesima edizione è l’acqua.

L’acqua, il mare, è il simbolo dell’inconscio per eccellenza, con tutti i contenuti rappresentati da tutti gli esseri che vivono nelle sue profondità. noi tutti abbiamo navigato nel mare uterino delle nostre madri e l’acqua ci ricollega a uno stato in cui non ci sentivamo ancora separati dal grande universo. La barca è da sempre stata non solo un veicolo, uno strumento, ma anche compagna dell’uomo. Alla barca si dà un nome e guai a cambiarlo! Da sempre la barca è stata espressione di un archetipo, colei che ci porta nel nostro viaggio terreno da una sponda all’altra, quell’io che da acque mitologiche originò l’universo, da acque oceaniche affiorarono le terre emerse, in acque marine si formò la vita, in acquosità uterine si sviluppa il feto, in brodi di coltura crescono colonie biologiche. Eraclito assunse l’immagine di un fiume a esprimere l’universale fluire dell’esistenza: panta rei, tutto scorre nella vita e in ciò che è vivo.

“L’acqua cristallina s’intorbida dei tratti foschi dell’animo umano; l’acqua chiara si oscura di esperienze e sofferenze; l’acqua corrente ristagna in gorghi e paludi. la proprietà emolliente appartiene alla qualità energetica dell’acqua, perché serve energia anche per disgregare, decomporre, degradare ed eliminare; l’acqua cupa non è meno forte dell’acqua chiara, ma è più pesante e amara. l’acqua degli occhi scioglie la sofferenza e la diluisce, ma prende il sapore del sale e le lacrime diventano acqua amara di dolore” (Widmann)

Vario il calendario di eventi previsti quest’anno che culmina con lo spettacolo di teatro danza “Hijra” che ha debuttato in prima mondiale ad amman in Giordania, e che narra il dolore e la solitudine degli immigrati italiani in america negli anni ’20, lo stesso degli emigrati che ogni giorno approdano sulle nostre coste. Quelli che riescono ad arrivare vivi.

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