Mimmo Mancini e Paolo De Vita al Teatro Abeliano in 'I Fratelli Capitoni'

Prima data ufficiale del 2020 per “Non chiamateli briganti”, lo spettacolo che vede protagonisti i fratelli Capitoni, interpretati da Mimmo Mancini e Paolo De Vita. Dopo aver rappresentato l’Italia lo scorso ottobre a Beirut, dove hanno partecipato al Lebanon’s European Theatre festival 2019 , i due attori tornano a Bari con due appuntamenti: sabato 29 febbraio e domenica 1 marzo saranno al Teatro Abeliano, dove andrà in scena la storia dei fratelli Carlo e Cosimo Capitoni che, con ironia e disincanto, raccontano quella attitudine al trasformismo politico, ideologico e sociale che da sempre contraddistingue il popolo italiano tutto, da nord a e sud, e non è poi così lontano dall’ingiustizia sociale che regna altrove, compresa Beirut dove la finta pacifica convivenza tra ricchezza sfrenata e povertà assoluta, determina una forte disparità economica che spesso sfocia in violente proteste.

Lo spettacolo è stato scritto ed è interpretato da Mancini e De Vita ed è diretto dal regista Marcello Cotugno che ha anche curato le musiche e la drammaturgia. Prodotta dal Comune di Bitonto, ha debuttato al Teatro Traetta di Bitonto a gennaio scorso, e nel 2020.

La storia narra di due fratelli, uno contadino, l’altro pastore, e si svolge nelle campagne tra la Puglia e la Campania tra il 1859 e il 1863. Poco prima della proclamazione dell’Unità d’Italia, dopo essere stati accusati ingiustamente di un furto di pecore dal mezzano Pasquale Volturno, i fratelli Capitoni sono costretti a darsi alla macchia. Briganti per forza e non per vocazione, si trovano così ad attraversare un repentino e doloroso cambiamento che non segna solo la loro esistenza, ma investe, parallelamente, l’identità e la storia del nostro paese. In una serie di eventi tragicomici, i due personaggi si trasformeranno da briganti improvvisati a garibaldini inconsapevoli, subiranno un processo per la battaglia del Volturno e verranno condannati alla fucilazione dall’esercito borbonico. Saranno fortunosamente liberati dai garibaldini durante l’assedio di Gaeta per poi perdere le rispettive tracce proprio a seguito di quella battaglia. Una volta separati, l’uno finirà con scegliere (questa volta coscientemente) di proseguire sulla strada del brigantaggio, l’altro deciderà di asservirsi al nuovo Regno Sabaudo. Alla fine anche i due protagonisti, così come l’Italia, si ritroveranno uniti, ma più per convenienza che per slancio patriottico.

Con questo spettacolo si è voluto anche dare risalto ad eroi pugliesi poco conosciuti che hanno dato lustro alla storia della nostra regione, parliamo di Salvatore Morelli, il carbonaro liberale dalle spiccate capacità intellettive; don Liborio Romano, liberale carbonaro salentino dalla discussa personalità, e infine il legittimista Sergente Romano, glorioso esempio di brigantaggio pugliese.

Uno spettacolo dal sentimento universale, che non è soltanto storia patria, ma che riguarda le differenze socio-economiche che proprio in questi giorni in tutto il mondo, come ciclicamente accade, si stanno svolgendo manifestazioni popolari contro le ingiustizie economiche, la corruzione, i soprusi: Cile, Bolivia, Hong Kong, Spagna. “Ci piacerebbe - dicono gli attori- portare questo spettacolo in tutto il mondo attraverso le associazioni di pugliesi per portarlo dove ci sono comunità di italiani che hanno voglia di riascoltare pezzi della storia del paese dal quale sono dovuti emigrare, ma con un pizzico di divertimento

I biglietti per le due date dell’Abeliano sono già in vendita su Happy Ticket, oltre che al Botteghino del Teatro Abeliano (info: 080.5427678).

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