Giovedì, 29 Luglio 2021
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Jeffery Deaver e Peter Cincotti incantano Polignano

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

Cosa rende speciale e ricercato uno scrittore da uno snobbato?

Forse meglio ancora sarebbe chiedere cosa renda uno scrittore famoso..

A Polignano, nella cornice esclusiva e assai suggestiva del porticciolo di San Vito, lo scrittore Jeffrey Deaver, autore di libri che vendono nel mondo 20milioni di copie, ha firmato la sua quarta tappa in Italia, prima di proseguire per l'ultima a Taormina. Un successo acclarato, ormai, quello della perla dell'Adriatico e del Festival del libro possibile (per il quale Deaver ha accettato di presentare il suo ultimo libro ieri) che quest'anno, per la 12° edizione, ha portato a Polignano 80mila persone e ha fatto registrare la vendita di 27mila libri. Un traguardo impensabile se si considera che la percentuale dei lettori in Italia si sta riducendo al lumicino. Ma non qui, evidentemente. La strategica decisione (circa 10 anni fa) di spostare la kermesse da Castellana-Grotte - dove è nata - nella terra di Domenico Modugno si è rivelata lungimirante. Il festival, possiamo dire, è una di quelle manifestazioni che arricchiscono e non tolgono spazio agli investimenti al fine di rilanciare un territorio, sia dal punto di vista culturale che turistico.

Ultima serata di festival, dunque, ieri, che ha visto nientemeno che uno scrittore del calibro di Deaver scegliere questa cornice per il centrosud Italia. E non è stato l'unico. Anche il giovane crooner Peter Cincotti, in prima nazionale, ha suonato per una folla acclamante che ha gradito la performance carica di ironia e simpatia del giovane musicista e cantante italoamericano.

"Grazie Italia, grazie Polignano", è stato il saluto finale di entrambi, visibilmente commossi e colpiti dalla bellezza dello scenario, tra l'Abazia e il mare, accuratamente scelti dall'organizzazione e dall'amministrazione comunale.

Ma come si fa, dicevamo, a diventare uno scrittore così famoso?

"Voi - è stato quanto riferito da Deaver - vi aspettate dai personaggi dei libri determinate caratteristiche.. è quello che faccio. Scrivo per voi, penso alle cose che possono farvi stare bene, che vi facciano sudare le mani". "Personaggi classici - ha continuato - ne abbiamo letti tanti. Per i miei libri ho voluto una grande mente.. Lincoln (il detective protagonista di 'La stanza della morte' e dell'intera saga, ndr) è un tetraplegico, per esempio". E non si lascia certo abbattere dalla malattia, si potrebbe aggiungere. "Lincoln non è sempre affabile, ma piace alla gente", ha aggiunto poi, chiarendo di non essere a caccia di 'eroi buoni' o che possano suscitare il pensiero che si tratti di una vittima. I suoi eroi si compensano nel bene e nel male, e spesso agli antagonisti concede caratteristiche decorative peculiari e ammiccanti.

Questo ultimo libro, 'La stanza della morte', si ambienta alle Bahamas (invece che a New York come negli altri episodi) e si apre con un crimine. Un protagonista della scena è Moreno, un attivista politico che punta (in una contestualizzazione assai contingente) a gridare contro i grandi gruppi, le grandi aziende americane che fanno cattivo uso del capitalismo: "Siamo fonte di manodopera a basso costo", dice. "Le idee sono il timone - aggiunge l'autore - il denaro è il motore", varcando la soglia dell'ambito politico nel racconto. "Le mie storie - continua - sono veloci, si svolgono entro 2-3 giorni. La politica è troppo lenta per i miei ritmi, ogni tanto inserisco qualcosa che abbia attinenza col governo". Questo prende forma, infatti, quando interviene un personaggio nel quadro dello spionaggio internazionale. Deaver analizza le identità: attraverso un operatore di droni, per esempio, pone la questione etica e morale. Disegna il profilo di colui che resta davanti a un monitor negli States, pilota un drone mentre a 9mila chilometri di distanza ammazza qualcuno. Poi torna alla vita quotidiana, va a prendere i figli da scuola, torna nella casa in periferia etc.

L'autore de 'Il collezionista di ossa', poi, racconta che non crede nella tortura fisica, la ritiene inutile benché ne introduca il senso nei suoi libri. E tracciando un quadro arricchito di come intenda i miti e la riconoscibilità dei personaggi cita nel testo - appunto - il "prezzemolo italiano".

Jeffery Deaver nasce a Chicago nel 1950, ex avvocato, ex giornalista, è autore di libri tradotti in 35 lingue.

In chiusura, il concerto di Peter Cincotti, accompagnato dall'Orchestra della Provincia di Bari, ha regalato momenti assai deliziosi quanto scherzosi. 'Volare' è stato l'omaggio che il giovane italoamericano ha offerto al pubblico presente.

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