Al Teatro Kismet in scena lo spettacolo "Vecchi tempi"

La drammaturgia inglese del Novecento è protagonista del prossimo appuntamento con la stagione al Kismet dei Teatri di Bari.
Sabato 12 novembre alle 21.00 Florian Metateatro presenta il suo Vecchi tempi di Harold Pinter, per la regia di Pippo Di Marca, con Fabrizio Croci, Francesca Favia e Anna Paola Vellaccio (biglietti nel circuito Bookingshow; al botteghino del teatro e al Box office Feltrinelli; info 080.542.76.78; www.teatridibari.it).
In Vecchi Tempi ci sono tre personaggi: una coppia londinese sui quarant’anni, Deeley e Kate; e una vecchia amica di quest’ultima, Anna, anch’essa sui quaranta, che è stata lontana per oltre vent’anni dall’amica di gioventù, e dall’Inghilterra, e che ora viene a far visita a Kate e al di lei marito.
Circa la pièce di Pinter, il regista scrive: “all’apparenza una commedia: un vacuo e “nostalgico” incontro durante il quale “ricordare” i Vecchi Tempi. Così, più o meno, viene comunemente rappresentata: almeno in Italia, e per la mia esperienza di spettatore. Pinter è un autore non facile, ambiguo, anche “astuto” : utilizza il linguaggio corrente caricandolo di ambiguità, di pause, di silenzi, con cui spesso crea effetti di surrealtà. Viene dopo Beckett e il teatro dell’assurdo e nesubisce in parte l’influenza. Si muove, dunque, solo in apparenza, su un terreno naturalistico, realistico (anche se, beninteso, c’è pure questo).
Qui, in Vecchi Tempi, mi pare che questo climax sia presente forse più che in altri testi. É pieno di pause, di lunghi silenzi, di lapsus, in un’altalena di scene “al presente” montate a ridosso di scene “al passato”, come fossero flash-back da sceneggiatura cinematografica.
E non a caso: Pinter è stato anche un ottimo sceneggiatore. Tutto ciò, peraltro, impone inevitabili acrobazie a teatro, dove gli attori sono “condannati” all’hic et nunc! Fatto sta, comunque, che nessuno dei personaggi ha una “memoria” oggettiva del proprio passato; ciò che ciascuno di essi ricorda è molto soggettivo e diverso dal ricordo degli altri. Niente, o quasi, coincide. Sono loro ad esser gravemente smemorati, malati o disturbati nel ricordo? Oppure è il tempo che è in sé bugiardo, inaffidabile? Oppure la nevrosi dell’uomo contemporaneo rappresentata, incapace di esprimere una qualsivoglia certezza, irretita com’è”.

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