Alessandro Gassmann porta al Petruzzelli “Qualcuno volò sul nido del cuculo”

La Fondazione Teatro di Napoli presenta “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (ph-francesco-squeglia), spettacolo di Dale Wasserman, tratto dal romanzo di Ken Kesey, diretto da Alessando Gassmann (versione italiana di Giovanni Lombardo Radice e adattamento di Maurizio de Giovanni).
Lo spettacolo andrà in scena al Teatro Petruzzelli domenica 22 e lunedì 23 novembre, nella prima delle quattro tappe previste in Puglia.

Qualcuno volò sul nido del cuculo è il romanzo che Ken Kesey pubblicò nel 1962 dopo aver lavorato come volontario in un ospedale psichiatrico californiano. Racconta attraverso lo sguardo di Randle McMurphy, uno sfacciato delinquente che si finge matto per sfuggire alla galera, la vita dei pazienti di manicomio statunitense e il trattamento coercitivo che viene loro riservato. Nel 1971 Dale Wasserman ne realizzò, per Broadway, un adattamento scenico, che costituì la base della sceneggiatura dell'omonimo film di Miloš Forman, interpretato da Jack Nicholson e entrato di diritto nella storia del cinema. Nello spettacolo di Gassmann, lo scrittore Maurizio de Giovanni ha curato l’adattamento del testo, e la vicenda è ambientata in una clinica psichiatrica italiana nel 1982. Tutto ha inizio con l'arrivo di un nuovo paziente che deve essere "studiato" per determinare se la sua malattia mentale sia reale o simulata. La sua spavalderia, la sua irriverenza e il suo spirito di ribellione verso le regole che disciplinano rigidamente la vita dei degenti, porterà scompiglio e disordine ma allo stesso tempo la sua travolgente carica di umanità contagerà gli altri pazienti e cercherà di risvegliare in loro il diritto di esprimere liberamente le loro emozioni e i loro desideri. La malattia, la diversità, la coercizione, la privazione della libertà sono temi centrali della messa in scena.

Nota bene: Gassmann ne fa una messinscena personalissima ma, al tempo stesso, fedele alle intenzioni dell'originale. Ne fa del testo una lezione d’impegno civile, uno spietato atto di accusa contro i metodi di costrizione e imposizione adottati all’interno dei manicomi ma anche, e soprattutto, una straordinaria metafora sul rapporto tra individuo e Potere costituito, sui meccanismi repressivi della società, sul condizionamento dell'uomo da parte di altri uomini.

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