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Imparare a riciclare, al via il progetto per la raccolta differenziata in carcere

Duplice l'obiettivo: raggiungere il 70% di differenziata e avviare, in futuro, un'attività di recupero di materie prime proveniente da rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche nei capannoneni del penitenziario

Raggiungere il 70% di raccolta differenziata e avviare in futuro un'attività industriale di recupero delle materie prime provenieniti da rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (i Raee) nei capannoni industriali del carcere di Bari.

Nasce con questo duplice obiettivo l'accordo siglato ieri dall'Amiu e dalla casa circondariale di Bari per insegnare ai detenuti a riciclare i rifiuti. Il progetto, che vede anche il sostegno del Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria, della Regione Puglia, del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà, dell’EPCPEP e della Camassambiente, rientra, come ricordato dal Garante Piero Rossi, anche nella strategia di prevenzione portata avanti dall’Agenzia per la lotta non repressiva alla criminalità organizzata, che ha fornito il necessario sostegno tecnico sin dalle fase iniziali di elaborazione delle attività.

Il responsabile dell’Area trattamentale della Casa circondariale Tommaso Minervini ha dichiarato: “Con questo progetto vogliamo portare un contributo al Comune di Bari. Ci siamo posti un obiettivo ambizioso, di raggiungere il 65-70 % di raccolta differenziata all’interno del carcere. L’AMIU ci ha dato l’operatività, la struttura è stata già dotata dei cestini per la raccolta e i detenuti sono pronti a fare la loro parte”.

Il sindaco, nel suo intervento di saluto, ha ricordato come “La raccolta differenziata non è solo un processo industriale ma un metodo di vita, perché a realizzarla sono le persone. Per questo è fondamentale creare un convincimento nella popolazione circa l’effettiva utilità della differenziata che susciti un sentimento positivo e una forte motivazione. Dal punto di vista simbolico il contributo che la Casa circondariale di Bari intende dare è il più potente che si possa immaginare. Continuiamo a pensare, infatti, che il "dentro" e il "fuori" non siano due realtà da contrapporre.  Ai detenuti farà piacere essersi presi questa responsabilità, e ai cittadini che stanno fuori farà bene sapere dell’avvio di questo progetto in carcere. Mi auguro che questo impegno si riveli il più duraturo possibile perché stiamo impegnando un’azienda, il Comune e le istituzioni per un’operazione che deve avere una prospettiva e una crescita, dentro e fuori queste mura”.

“Oggi si compie un passo importante sotto l’aspetto sociale ed educativo - ha sottolineato il presidente dell’AMIU Gianfranco Grandaliano -. Per avere successo, il rispetto delle regole deve essere collettivo, non solo soggettivo, e il messaggio che arriva dalla Casa circondariale di Bari va esattamente in questa direzione”.
 

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