Coste baresi sporche, Greenpeace: "A Pane e Pomodoro oltre la metà dei rifiuti è di polistirolo"

I volontari dell'associazie ambientale hanno ripulito sabato 120 metri di spiaggia, raccogliendo 2100 litri totali di immondizia.

Rifiuti che ricoprono un volume totale di 2100 litri, in una sola spiaggia. E' Pane e Pomodoro, una delle più frequentate dai baresi a fornire una prima idea di come si sta trasformando il litorale barese per colpa degli incivili. E neanche tutta a dire la verità, visto che l'immondizia trovata solo in 120 metri di spiaggia, in un'area vasta non più di 500 metri quadrati.

I dati di Greenpeace sulla spiaggia barese

E' questo infatti il tratto in cui i volontari di Greenpeace Bari, supportati da RetakeBari, hanno effettuato sabato scorso un'operazione di pulizia con l'ausilio di guanti, sacchi della spazzatura e tronchesi. I rifiuti trovati sono stati poi catalogati per un'indagine a livello nazionale di Greenpeace sullo stato dei litorali.

In quello barese, almeno, a fare da padrone è il polistirolo. "Oltre la metà dei rifiuti raccolti era composto da polistirolo - racconta Massimiliano Boccone di Greenpeace Bari - soprattutto i residui delle cassette per il trasporto del pesce, che con il tempo si sgretolano". E quei frammenti sono pericolosissimi per l'ambiente, visto che il polistirolo non è biodegradabile. "Per dare un'idea della quantità di materiale dispersa sulla spiaggia - prosegue Boccone - basti pensare che in quattro ore, dalle 15.30 alle 19.30, abbiamo riempito nove bustoni di polistirolo.

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Gli altri rifiuti

Insomma, un quadro allarmante, ancora di più in vista dell'avvio della stagione estiva, quando il litorale sud sarà letteralmente preso d'assalto dai bagnanti, che non mancano di lasciare anche i contenitori alimentari sulla battigia. "Il resto dei rifiuti trovati è costituito principalmente da bottiglie e flaconi di plastica, oltre a due ingombranti, che portano il peso totale a poco meno di un quintale". Già, perché qualcuno ha lasciato a pochi passi dal mare anche una pedana di plastica dura e un pneumatico, pesanti poco più di 22 chilogrammi.

Un'emergenza in piena regola, derivata anche dal consumo sfrenato di beni. "Da anni le grandi aziende continuano ad immettere sul mercato enormi quantitativi di plastica, principalmente usa e getta, non assumendosi alcuna responsabilità circa il suo corretto riciclo e recupero" ricorda Giuseppe Ungherese, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace Italia . "Se vogliamo fermare l'inquinamento da plastica nei nostri mari, è necessario che le grandi aziende affrontino concretamente la loro dipendenza dalla plastica monouso - conclude - avviando immediatamente programmi che riducano drasticamente il ricorso all'utilizzo di imballaggi e contenitori in plastica usa e getta".

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