"Polmoni verdi contro gli allagamenti". Così Garden Faber ridisegna la città

Il progetto nato nel 2010, inizialmente orientato alla riqualificazione di zone popolari attraverso l'autocostruzione del verde, espande i suoi orizzonti nell'ambito della riprogettazione degli spazi urbani

Progettare e investire attraverso il verde, per migliorare le nostre città. Le alluvioni dei giorni scorsi hanno riacceso le discussioni sulla situazione dei nostri centri urbani, fatti troppo spesso con il cemento e senza un vero criterio di armonizzazione ambientale. Bari, città dalla bassa percentuale di 'verde' procapite, può diventare un laboratorio dove provare a sperimentare un nuovo approccio paesaggistico, a vantaggio della vivibilità quotidiana. 

E' il fulcro di 'Garden Faber', progetto nato nel 2010 grazie al bando Bollenti Spiriti, inizialmente sviluppatosi nell'ambito del recupero e della creazione e autogestione di zone verdi nei quartieri popolari della città, quindi orientato alla pianificazione paesaggistica e urbanistica: "L'iniziativa è nata - spiega la paesaggista Giorgia Lubisco, tra le fautrici del progetto assieme a Nicla Di Bisceglie e Silvia Sivo - con l'intento di incentivare la costruzione di comunità e dell' autocostruzione del verde, nel contesto delle case popolari, con la partnership di Iacp e Sunia. Abbiamo lavorato per i plessi di via Bruno Buozzi. Incontrando inquilini, inizialmente c'era una dimensione di sfiducia, ma successivamente, anche attraverso la pratica, il percorso è stato portato a termine con successo".

Il 15 giugno di due anni è stato inaugurato il giardino, attualmente nelle mani dei condomini. Garden Faber, dopo questa esperienza, ha deciso di allargare lo sguardo: "Abbiamo intrapreso - prosegue Lubisco - la strada della divulgazione culturale, organizzando, nel novembre dello scorso anno, un workshop, assieme a XScapePop Hubsulla riprogettazione degli spazi urbani, aperto anche ad esperti internazionali. Ci siamo resi conto che il fenomeno degli orti urbani e dei community garden ha un inizio e una fine. Meglio invece ampliare lo spettro d'indagine. Per il prossimo autunno stiamo progettando corsi a tema aperti a chi lavora o studia nell'ambito urbanistico".

Una città come Bari ha bisogno di investire sul verde, dunque, come fattore di cambiamento e sviluppo, non solo sociale, ma bisogna fare i conti su alcuni aspetti: "Dal punto di vista tecnico - rileva Lubisco - ad oggi è stato visto come un sistema economico da gestire, con un costo. Il problema è legato però anche all'approccio culturale al verde e l'amministrazione non può risolverlo da sola. Le associazioni del settore devono incentivare la partecipazione dei cittadini assieme alle istituzioni. Se il verde viene visto come spazio da devastare, diventa tutto più difficile".

Le conseguenze, portano poi al 'menefreghismo' dei cittadini quando si tratta di pensare a nuove aree verdi, utilissime per evitare i disastri dei giorni scorsi, legati alla pioggia torrenziale, ma anche ad un'errata urbanizzazione: "La città - fa notare Lubisco - deve essere un organismo che respira. A Bari per fortuna le lame e i canaloni funzionano perchè ci sono delle aree permeabili. Quando invece mettiamo dei tappi nel territorio, la città si allaga. Perciò servono parchi e polmoni verdi. La pineta di San Francesco ad esempio non ha subito allagamenti. L'approccio culturale è fondamentale e bisogna imparare ad osservare, prima di agire". 

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