La security al Top of the Rock a Nyc è molfettese

Le mie esperienze lavorative sono diverse, non mi sono mai arreso, ho sempre lavorato con dedizione ed onestà con mia moglie accanto, sono fiero e orgoglioso di essere italiano e molfetteseI miei figli si sono integrati da sempre nel tessuto culturale e lavorativo americano rimanendo sempre ancorati alle nostre tradizioni.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

Un'altra storia di emigrazione molfettese; storia di vita senza mai fermarsi, del “sogno americano”, delle proprie radici, delle valigie nelle quali si metteva dentro il “cuore”. L'idea dell' Associazione Oll Muvi, quelli di I Love Molfetta, iscritta all'albo dei Pugliesi nel Mondo della Regione Puglia, il cuore lo hanno inserito sul loro logo, perchè amano quello che fanno e perchè amano condividere con i loro follower le meravigliose storie dei molfettesi sparsi nel mondo. Dall' America, parliamo di un molfettese che lavora nella security del Top of the Rock, uno degli skyscrapers più suggestivi di New York City. Con piacere riportiamo sotto una lettera che quest ultimo ci ha inviato, nella quale racconta da dove ha avuto inizio tutto. Mi chiamo Gaetano Porcelli nato a Molfetta il 25 settembre 1953. Dopo le scuole medie ho frequentato l’ Istituto tecnico industriale a Molfetta e a Bari, un anno anche l’istituto alberghiero sempre a Bari. All’età di 16 anni ho iniziato a lavorare presso il “famoso” Hotel Tritone a Molfetta, situato sul lungomare, prima ho iniziato come barista, per poi diventare segretario. Mi sono sposato con Flora Mastropierro il 6 Maggio 1976 e quasi subito è arrivato Corrado, il mio primo figlio. Siamo partiti per inseguire “il sogno americano” il 27 settembre 1980, ricordo che era di sabato, da Roma con un volo della Pan American (l’ultimo volo di quella compagnia). Siamo atterrati al Kennedy e abbiamo attraversato New York per arrivare nel New Jersey dove abitava mia sorella. Momenti di stupore e meraviglia ci assalivano nel vedere questi grandi grattacieli; dopo poche ore eravamo passati dalle abitudini di Molfetta al sogno americano. Per ben tre mesi sono stato ospite in casa di mia sorella a Weehawken, poi sono riuscito ad affittare ad Hoboken al 636 Park Avenue, una casa di proprietà di molfettesi. Grazie ad un amico sono stato invitato a frequentare un club, era lo Juventus club, dove ho conosciuto molti molfettesi.Il mio primo lavoro è stato in una fabbrica di cappotti e per un po’ di tempo anche in una “ship yard“ a Staten Island. Ho fatto anche il cameriere in una sala da ricevimenti a West New York (Park Casinò) dove quasi tutti i molfettesi festeggiavano feste e ricorrenze. Dal 1982 al 1995 ho lavorato presso una fabbrica tessile a North Bergen. Nel 1986 è nata mia figlia Marinella e abbiamo comprato casa a West New York; ma la nostalgia della mia terra d'origine era molto forte e nel 1995 dopo aver venduto tutto siamo tornati a Giovinazzo in casa di mia suocera. Sono stato lì per più di due anni facendo diversi lavori con la promessa di diverse persone e amici di trovarmi un lavoro stabile, ma niente e quindi con un groppo in gola e con tanta malinconia siamo tornati in America nel 1997. Per 4 anni abbiamo vissuto a Union City in affitto, ho fatto il cameriere in una sala ricevimenti (Landmark) e poi ad aprile del 1998 sono riuscito a trovare un lavoro di manutenzione a Jersey City Unico Tower ed anche il manager in un ristorante ad East Ruthford (Caffè Capri) e nel frattempo avevo comprato una nuova casa a Gardfield NJ, e ricominciato a frequentare il club Juventus che aveva una nuova sede con un palazzo di proprietà dei soci. Purtroppo le cose della vita si intrecciano tra belle e brutte e il lavoro a Jersey City si è concluso e dopo un periodo di sacrifici e peripezie per mezzo di un amico ho trovato lavoro al rockfeller center come addetto alla sicurezza. Le mie esperienze lavorative sono diverse, non mi sono mai arreso, ho sempre lavorato con dedizione ed onestà con mia moglie accanto, sono fiero e orgoglioso di essere italiano e molfettese I miei figli si sono integrati da sempre nel tessuto culturale e lavorativo americano rimanendo sempre ancorati alle nostre tradizioni. Io sono quasi sempre al Top of the Rock tra il 69° e il 70° piano, una sensazione gioiosa vedere New York dall’alto, una città che vive e pulsa 24 ore su 24, nominata la città che non dorma mai. Tanti turisti mi chiedono informazioni foto a loro e con loro e io sono disponibile con tutti, francesi, tedeschi, inglesi, asiatici ma con gli italiani e diverso loro sono più aperti felici di vedere un connazionale che parla la loro lingua. Quando arriva settembre per noi e gioia immensa poter festeggiare la Madonna dei Martiri ad Hoboken, una festa che è diventata grande anno dopo anno e come sentirsi a Molfetta assaporare i suoni, i sapori, l’atmosfera.. e come stare sul borgo, nei pressi del molo e vedere la “nostra” Madonna imbarcarsi sui pescherecci, anche qui il simulacro naviga nelle acque del fiume Hudson, trasportata sui traghetti che arrivano da Weehawken. Sono quattro giorni di festa, ad Hoboken, anche noi qui ci si incontra con gli amici molfettesi emigrati, con le famiglie siamo tutti uniti. Bisogna dare atto al club della Madonna dei Martiri e ai soci dello sforzo immenso che ogni anno fanno per allestire questa festa. Spero che anche i giovani, qui negli Stati Uniti, continueranno questa tradizione. Da qualche anno, grazie ad I Love Molfetta, sono arrivate da Molfetta anche degli archi di luminarie che hanno dato una luce diversa alla festa. Il famoso “sogno americano” lo stiamo vivendo, sono contento per il futuro dei miei figli, ma devo dirlo, mi manca tutti di Molfetta, la mia famiglia, gli amici di sempre, le strade, il cibo (i frutti di mare, ù cembott), le passeggiate sul lungomare o nella villa comunale, il Corso Umberto, le belle chiese, le processioni di Pasqua, le tradizioni natalizie (il canto della Santa Allegrezza) e tanto altro ancora; infatti appena possiamo io e mia moglie torniamo per rivivere con orgoglio e nostalgia queste sensazioni. Quì nella nostra casa “americana” abbiamo alcuni oggetti che ci siamo portati, nelle nostre valige, tanti anni fa: u cucum, la frasceer, u pignetid, diverse foto di Molfetta del Duomo, abbiamo diversi quadri sistemati sulle pareti, sempre orgolgiosi delle nostre origini. Il progetto I Love Molfetta è molto interessante, la dedizione e l'impegno di Roberto Pansini, nell' “unire il vecchio e il nuovo”, non far dimenticare ai giovani la cultura e le tradizioni dei loro papà, dei loro nonni che hanno lasciato con dispiacere il cuore a Molfetta, ma con tanti sacrifici hanno costruito la loro vita qui in America . Per noi emigrati è sempre un piacere rivedere Roberto Pansini qui negli States, è diventato una bandiera, una figura importante per tenere insieme Molfetta - New Jersey - Hoboken tutti gli vogliamo bene, e gli auguriamo di non stancarsi con il suo progetto e continuare, perchè a noi piace tutto quello che fa. Voglio dire grazie al team dell' associazione Oll Muvi, conoscita qui come I Love Molfetta, per questa intervista, per le notizie e per tutte le foto e video che condivide della nostra città attraverso il sito www.ilovemolfetta.it Ci vediamo a Molfetta! ...Oppure se vi trovate a New York sapete dove trovarmi. Gaetano Porcelli

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