Martedì, 3 Agosto 2021
Politica

Renzi a Bari: “Se perdo le primarie, rimarrò a fare il sindaco”

"Non userò la candidatura per sistemarmi", spiega il sindaco di Firenze, ieri a Bari per presentare la sua candidatura alla guida del Partito Democratico. "D'Alema? Con me non farebbe più il parlamentare"

Nessun codazzo di politici. Pochi manifesti, qualche totem. E poi una pedana, un microfono e un pc. Quanto basta a Matteo Renzi per presentare a Bari la sua candidatura alle primarie del centrosinistra. Ad accoglierlo una sala piena di gente:  lavoratori, ragazzi, ma anche mamme con bambini. Non mancano gli anziani. Sebbene i giornalisti abbiano  cercato in tutti i modi di individuare qualche “pezzo grosso” dell’apparato del PD pugliese, alla fine non si è potuto fare altro che costatare la quasi assoluta assenza di personalità significative del partito (se si eccettua quella della senatrice  Giusy Servodio).  


Ma a Renzi non interessa. Sceso dal camper si è tuffato tra la gente ed ha avviato il suo format di presentazione, partendo dalle ragioni che lo spingono  a candidarsi. Il sindaco di Firenze ha ribadito il punto nevralgico del suo programma e cioè la necessità di avviare un ricambio generazionale della classe dirigente del Paese, spesso avvitata intorno alla difesa di privilegi che “sono inaccettabili per una società che vive con il dramma della crisi”. “La mia proposta è quella di consentire la  carriera parlamentare per massimo 15 anni, poi bisogna dare spazio ad altri. Negli ultimi anni, l’Italia ha visto cambiare i nomi dei partiti politici, i simboli dei partiti, i loghi, ma le facce sono sempre le stesse”, ha sottolineato il sindaco di Firenze.


Renzi ha poi toccato il tema del vitalizio, definendolo un assurdo per un consigliere regionale che già riceve uno stipendio e una pensione per il lavoro che compie. Accusato di incentrare il grosso della sua campagna intorno al tema della rottamazione, Renzi risponde che il suo programma è consultabile sul web: “Non so quello degli altri dove sia, tuttavia noi alcune idee per rilanciare questo Paese ce l’abbiamo. Per esempio, - ha continuato - con dati alla mano dimostriamo come sia possibile aumentare di 100 euro gli stipendi di chi riceve meno di 2000 euro al mese”. La proposta è quella di ridurre l’imposizione tributaria sui lavoratori dipendenti per un ammontare di 100 euro al mese. Si tratterebbe di una forma di detrazione ulteriore e non di un cambio di aliquota. “Il potere d’acquisto dei cittadini è crollato, dobbiamo cambiare stili di vita ma nel contempo va offerto un sostegno concreto alle famiglie in difficoltà sul fronte dei consumi”.


Tra le altre idee quella di evitare una frammentazione degli investimenti europei. “Cosa ce ne facciamo di oltre 400mila progetti, non sarebbe meglio farne solo alcuni puntati sugli assett di sviluppo più importanti? - si domanda Renzi - In realtà spesso prevale la logica della spartizione e poi si è costretti ad assistere al fallimento e al ritorno di quei soldi a Bruxelles” . Sulle primarie Renzi è chiaro, cancella ogni sospetto di volersi collocare una volta che si saranno concluse: “Bertinotti,  Di Pietro, Pecoraro Scanio, Mastella hanno fatto le primarie, le hanno perse  e poi hanno rivestito ruoli di governo.  Non accetterò premi di consolazione - ha assicurato - Non entrerò in parlamento, non prenderò vitalizi. Rimarrò a fare il sindaco finché i cittadini lo vorranno”.

Con ironia ha ricordato la battuta fatta da suo figlio alcuni giorni fa: “Quando sono partito per questo tour mi ha detto: papà tre mesi lontano da casa sono troppi, spero vinca Bersani. La vera sfida – ha proseguito -  non è quella di chi vuole vincere le primarie. Tra un anno mi piace che sappia che quando c'é stata occasione di cambiare le cose, suo padre ci ha provato. Non è detto che noi ce la faremo, ma la nostra generazione non può più stare in panchina”.
Appalusi, ma l’ovazione arriva quando passa in video una intervista di Lilli Gruber a Massimo D’Alema. L’ex presidente del Consiglio esplicitamente ritiene che “se vince Renzi è finita la sinistra”. Secca la risposta: “Una cosa è certa, se vinco io lui finisce di fare il parlamentare”. Dalla platea è tripudio.

 

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