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Aborto e obiezione di coscienza, no del Consiglio regionale alla proposta per garantire legge 194

Bocciata l'iniziativa di Sinistra Italiana volta ad assicurare sul territorio regionale le prestazioni sanitarie per l’interruzione volontaria di gravidanza. Voto contrario di centrosinistra, centrodestra e M5S, assente Emiliano

Non passa in Consiglio regionale la proposta di legge per garantire concreta attuazione in Puglia della legge 194 del 1978, relativa all'interruzione volontaria di gravidanza. Proprio nel 40esimo anniversario dell'introduzione della legge, l'assise di via Capruzzi ha respinto l'iniziativa legislativa presentata da Sinistra Italiana. 

La proposta è stata bocciata dai consiglieri dei gruppi del centrosinistra (Pd e liste civiche), del centrodestra (Fi, Dit, FdI, Lega) e dal Movimento 5 Stelle. Diverse le questioni contrarie sollevate, dall'incostituzionalità, all'inutilità e alla necessità di perseguire obiettivi diversi, come il contrasto alla denatalità. Assente dall'aula, al momento del voto, il presidente della Regione Puglia ed assessore regionale alla sanità, Michele Emiliano. 

La proposta di legge

Obiettivo del provvedimento era quello di assicurare sul territorio regionale le prestazioni sanitarie necessarie alle donne che intendano procedere all’interruzione volontaria di gravidanza. Nel presentare in passato la proposta, il suo promotore, Mino Borraccino, aveva sottolineato le “difficoltà, soprattutto per le fasce meno abbienti, di effettuare l’interruzione di gravidanza", data anche l'altissima percentuale in Puglia di medici obiettori di coscienza. La proposta di legge prevedeva l'introduzione di soluzioni per consentire alle Asl di garantire una dotazione necessaria di figure professionali disponibili a praticare l'Ivg, tramite anche l'attivazione della mobilità e di convenzioni.

La bocciatura e le reazioni

Borraccino parla di "grande occasione persa per la Puglia". "A quarant’anni esatti dall’approvazione della legge sulla “maternità consapevole”- ha commentato il consigliere regionale di Sinistra Italiana - il partito trasversale degli anti-abortisti composto da tutti coloro che non hanno mai rinunciato a voler decidere sul corpo e sulle scelte di vita delle donne, ha nuovamente battuto un colpo, affossando in Consiglio Regionale la mia proposta di legge che si proponeva soltanto l’obiettivo di dare concreta e piena attuazione, in Puglia, ad una disciplina che in realtà viene troppo spesso e costantemente disattesa. E che sia così è emerso con chiarezza nel corso delle audizioni, su questa proposta di legge, che si sono svolte in Commissione Sanità, nel corso delle quali abbiamo potuto riscontrare come in tutte le ASL pugliesi scarseggino i medici non obiettori, dal momento che ben il 90% del personale sanitario della nostra regione si dichiara obiettore di coscienza, rendendo di fatto impraticabile l’esercizio di un diritto quale quello della interruzione volontaria di gravidanza. E così moltissime donne che legittimamente intendono abortire sono costrette ad andare all’estero o a ricorrere a cliniche private, alimentando il business della sanità a pagamento". 

"La proposta di legge del collega Borraccino ha sicuramente aperto uno squarcio su un tema serio e delicato. Sul quale però, a mio avviso occorre una riflessione più ampia. Parliamo sì di legge 194, ma facciamolo concentrandoci sulla prevenzione, sull’educazione sessuale, sulla rete dei consultori, coinvolgendo scuole e famiglie. Aspetti che, a mio avviso, questa proposta di legge non contemplava affatto", commenta il presidente de La Puglia con Emiliano e vicepresidente della Commissione Sanità, Paolo Pellegrino, spiegando le ragioni del suo voto contrario.

"Abbiamo deciso di astenerci perché, come abbiamo ribadito in più occasioni, questa è una legge inutile che chiede di far rispettare un'altra legge già esistente - spiegano in una nota i consiglieri del Movimento 5 Stelle - Qui non è in discussione il diritto all'aborto ed è questo che bisogna chiarire a tutti, qui è in discussione questa legge che non ha senso di esistere se non per permettere a qualcuno di fare delle facili strumentalizzazioni su di un tema tanto delicato per le donne e per le famiglie. Piuttosto che impegnarci nel promuovere un'altra legge ridondante che garantisce un diritto già esistente per le donne, dobbiamo impegnarci a garantire la presenza di medici obiettori e non obiettori nei presidi ospedalieri e lavorare alla base su informazione, comunicazione e assistenza. Non a caso abbiamo presentato una mozione in merito che avrebbe potuto davvero generare dei riscontri operativi sul territorio. Una mozione che abbiamo proposto anche questo pomeriggio di sottoporre all'aula per farla sottoscrivere a chi lo avesse ritenuto opportuno, una possibilità che non è stata neanche presa in considerazione. In ultimo non possiamo non stigmatizzare ancora una volta il comportamento dell'assessore alla Sanità Emiliano assente sempre durante le discussioni in Commissione su questo tema e che oggi è andato via dall’aula proprio prima di esprimere il proprio voto".

"La legge 194 è patrimonio civico della comunità italiana e nessun componente del gruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale ha la benché minima intenzione di metterla in discussione. Né di strumentalizzare il principio dell’obiezione di coscienza per guadagnare facili consensi tra le donne - commenta Paolo Campo, capogruppo Pd in Consiglio - È questo ciò che si è tentato di fare oggi in Consiglio regionale, con un dibattito tutto al maschile originato da una proposta di legge incostituzionale, che ipotizzava l’assunzione esclusiva di medici non obiettori negli ospedali pugliesi. Introdurre un criterio discriminatorio, così marchiano, avrebbe esposto la Regione ad un severo giudizio da parte della Corte costituzionale e a una condanna netta da chi afferma la necessaria laicità delle istituzioni su un terreno così delicato. Il presidente Emiliano, anche nella sua funzione di assessore alla Sanità, ha rafforzato le prerogative dei direttori delle Asl al fine di garantire la piena applicabilità della legge 194 nelle strutture pubbliche. Tant’è che è prevista la sostituzione dei medici obiettori, anche per evitare l’eccessivo e oneroso ricorso alle strutture private. E ciò avviene ordinariamente e senza la necessità che ci sia una legge regionale, sbagliata nella forma e nella sostanza, ad introdurre ulteriori elementi di conflittualità sociale".


 

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