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Bari ricorda le vittime della strage di Bologna, cerimonia a Palazzo di Città

La commemorazione questa mattina davanti alla lapide intitolata alle 85 vittime dell'attentato del 2 agosto 1980. Quel giorno persero la vita anche sette cittadini baresi

Anche la città di Bari ricorda le vittime della strage di Bologna e commemora i sette cittadini baresi che persero la vita nell'attentato del 2 agosto 1980.

La cerimonia, che ha visto la partecipazione del sindaco Decaro e delle autorità civili e militari, si è tenuta questa mattina a Palazzo di Città, presso la lapide che ricorda le sette vittime baresi della strage: Sonia Burri, Francesco Cesare Diomede Fresa, Vito Diomede Fresa, Errica Frigerio, Patrizia Messineo, Giuseppe Patruno e Silvana Serravalli.

"Sono passati 34 anni dal giorno della strage di Bologna. Oggi ricordiamo qui i 7 baresi che insieme ad altri cittadini persero la vita per mano di una bomba che con loro non aveva niente a che fare - ha commentato il sindaco Decaro - Sandro Pertini, che arrivò a Bologna alle 17.30 quel giorno stesso e in lacrime affermò: “Siamo di fronte all'impresa più criminale che sia avvenuta in Italia“. Fù l’unico esponente politico a non essere fischiato quel giorno perché i cittadini sentivano che lui era sincero, che non aveva nessuna intenzione di nascondere le responsabilità della politica e che in quelle parole c’era la vicinanza di un uomo ad altri uomini e altre donne".

"Oggi ricordando quel vile attentato, - ha proseguito il sindaco - vogliamo non dimenticare. Perché dimenticare significherebbe legittimare, giustificare quanto accaduto e accettare. Noi non vogliamo farlo. Solo se manteniamo vivo il ricordo non perderemo la speranza di trovare la verità e le famiglie delle vittime, e i figli e i nipoti delle famiglie delle vittime, avranno fiducia nelle istituzioni e continueranno a credere che esiste una giustizia. Lo scorso 22 aprile il Governo ha firmato una direttiva che ha riaperto gli archivi sulle stragi di questo Paese. Io credo questo sia un piccolo passo verso la verità. È come se stessimo posando un fiore sulle lapidi dei nostri morti e dando una speranza ai famigliari. Lo stato non si arrende. Perché il rumore del nostro ricordo deve essere più forte del rumore di quella bomba".

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