Venerdì, 23 Luglio 2021
Politica

Capitale europea della Cultura, Scandale: "Una occasione da non perdere"

Il consigliere gratuito del sindaco: "Che si vinca o si perda, la candidatura di Taranto servirà alla Puglia per costruire le politiche culturali del 2014-2020"

E’ stata presentata stamattina, presso il Salone degli specchi del Palazzo di Città di Taranto, l’adesione della città jonica al comitato promotore della candidatura per la Capitale europea della cultura nel 2019. All’incontro presenti il sindaco di Bari Michele Emiliano e il primo cittadino di Taranto Ippazio Stefano, che insieme proveranno a costruire una proposta che possa convincere i commissari europei. I tempi sono serrati. La precandidatura va presentata entro settembre e prima dell’estate occorrerà delineare un quadro esaustivo su strutture e programma. Ne abbiamo parlato con Luca Scandale, docente di economia della cultura, commissario della circoscrizione Palese-Santo Spirito e consigliere gratuito del sindaco di Bari per la Capitale europea della cultura.

Bari e Taranto insieme per candidarsi come Capitale europea della cultura nel 2019. E’ un progetto credibile o un mero annuncio spot destinato ad accumularsi nel novero dei tanti “vorrei ma non posso”?
Ma è una domanda o una affermazione? Scherzo. Il progetto è innovativo e non si limita solo a Bari e Taranto. Sulla città dei due mari convergono anche gli altri capoluoghi pugliesi, resta solo Lecce che immagino farà uno sforzo di generosità come ha fatto il capoluogo di regione. Ovviamente ora tocca anche alla Regione Puglia dire una parola definitiva, sostenendo Taranto come la candidatura su cui far convergere ogni sforzo di progettazione.

Rimaniamo un attimo su Bari: Nuccio Altieri ha detto che la Provincia non appoggerà alcuna candidatura, se prima Comune  e Regione non indicheranno uno sbocco credibile per il futuro di Margherita, Kursaal e Rossani. A che punto stiamo?
Sul punto non mi sottraggo e dico che Bari e la Puglia, Emiliano e Vendola, hanno sottoscritto il "Patto per Bari" all'interno del quale sono previste le risorse per i contenitori culturali a cui fa riferimento Nuccio Altieri. Dico però che il rapporto Palmer, e i documenti europei sulla candidatura, partono da un presupposto: non ci si candida per quello che si è, ma per cosa si vuol diventare. Insomma smettiamola di piangerci addosso e di dire che non ci sono gli spazi, ci si candida appunto per realizzarli. E aggiungo: la cultura non è solo beni culturali, guardiamo anche agli effetti sociali e alla produzione creativa: musica, cinema, arti visive.

Come se la immagina Bari nel 2019?
Rispondo con una modalità che usano spesso quelli che si occupano di future search. Io mi immagino di essere un turista russo che atterra a Bari in un aeroporto con la pista allungata nel 2016. Ho conosciuto una amica a Mosca lo scorso anno: è barese e ormai dal 2017 Bari ha il consolato e rilascia il visto per la Russia come Napoli. Con lei prendo il treno dal terminal inaugurato nel 2013 e arrivo in stazione, dormiamo nell'ostello della gioventù del Parco Rossani, ormai noto in tutta Europa dal 2015. In hotel c’è un giovane che mi risponde in russo, me ne meraviglio. E' un ragazzo di Enziteto che con un corso di turismo e lingue finanziato dalla Regione, ora lavora stabilmente. Con la mia amica mi faccio un giro verso il centro, via Sparano è completamente riqualificata e il centro chiuso al traffico. Decido con lei di andare in spiaggia con una bici: avendo spostato i binari c’è una zona ciclabile e balneabile da Parco Perotti a San Giorgio. E' nota nel mondo per i ristorantini sul mare: le voglio chiedere di sposarmi e aspetto il momento giusto.

A maggio si apriranno degli incontri con la cittadinanza. Ma quanto partecipata sarà la costruzione della proposta che Bari e Taranto invieranno per la candidatura? In che modo s’intende strutturare il percorso partecipativo?
La partecipazione è la base e, di sicuro, non ci sottrarremo.  La candidatura ha come punto fondamentale richiesto dall'Unione Europea proprio la partecipazione. Il punto è questo: io non amo de Coubertin, ma che si vinca o si perda, la candidatura di Taranto servirà alla Puglia per costruire le politiche culturali del 2014-2020.

Immaginiamo che la candidatura sia stata accettata e che Bari-Taranto abbia superato l’esame. Ci dica tre cose che vorrebbe realizzare durante il 2019…
Diciamo che a questo punto sarà Taranto la capitale europea nel 2019. Ovviamente la candidatura sarà della Puglia e quindi Bari ne farà parte con un anno di festival a vocazione europea come prevede il bando. Il primo evento non può che essere è il BiFest giunto alla decima edizione: un evento nel 2019 che è diventato un festival senza eguali, con una riconoscibilità mondiale per il cinema indipendente. La seconda manifestazione dovrebbe durare da maggio a dicembre, in modo da collegare le due festività di San Nicola: lo chiamerei il “corridoio delle culture e delle religioni”. Da Varna a Bari il Corridoio 8 non sarà realizzato fisicamente, allora direi  di organizzarne un altro incentrato sullo scambio culturale. Infine il terzo evento è un evento che unisca fisicamente e idealmente l'Ilva e la Bridgestone e tutta l'industria pesante della Puglia: sono paesaggi formidabili per contest europei di musica e visual art.

Se non sarà Taranto, dove le piacerebbe fosse organizzata?
Ribadisco sarà Taranto-Puglia 2019 come Marseille-Provence 2013. E non mi darei subordinate, io proverei a vincere. E siccome con veDro', un thinknet di cui faccio parte, stiamo promuovendo un progetto Italy2019, io penso che anche le città che non vinceranno dovranno proseguire con i loro progetti chiedendo all’Unione Europea e al governo nazionale di finanziarli. Con la cultura, checché ne dica Tremonti, si mangia e c’è anche il contorno. Un contorno fatto di turismo, di rinascita sociale ed economica, un modo per guardare all'industria creativa e tecnologica che valorizzi le nostre identità. L'Italia ha bisogno di questo, non solo la Puglia.

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