'Business' tra candidato M5S e capo di gabinetto di Emiliano? Polemiche sul Dell'Olio, in corsa al Senato

L'esponente pentastellato smentisce le ricostruzioni comparse sulla stampa: "Nessuna commistione tra politica e affari. Stefanazzi? E' rimasta una sincera amicizia e una stima professionale"

A pochi giorni dalle Elezioni Politiche del 4 marzo un 'caso' finisce nelle ultime battute della campagna. Su alcune testate locali è stata riportata la notizia di una presunta vicinanza tra il candidato del M5S nel collegio uninominale barese per il Senato, Gianmauro dell'Olio, e il capo di gabinetto del governatore pugliese Michele Emiliano, Claudio Stefanazzi, con il quale (assieme a suo fratello Gioacchino Dell'Olio) deterrebbe una partecipazione condivisa in una società (nata nel 2008) di consulenza per fusioni e acquisizioni aziendali e di investimenti nelle energie rinnovabili. Un'ipotetica affinità in affari per un' altrettanto possibile affinità politica tra il Movimento e il governatore Emiliano? Il candidato pentastellato, attraverso Facebook, ha fornito la sua versione dei fatti: "La composizione della società a cui appartengo - spiega Dell'Olio - è visionabile da una banale visura camerale. Così come è facilmente verificabile che dal giorno in cui Stefanazzi ci ha lasciato per dedicarsi alla sua nuova vita politica (nel 2014) ha anche lasciato ogni carica amministrativa e carte di credito e questo non per mera opportunità, ma perché era chiaro sin da allora che si sarebbe dedicato a tempo pieno e con tutte le possibili energie al suo nuovo impegno".

Dell'Olio: "Con Stefanazzi solo stima professionale"

"Con Stefanazzi - aggiunge il candidato pentastellato - è rimasta una sincera amicizia e una stima professionale, ma ci tengo a sottolineare che proprio da quel momento, sia i miei contatti personali che societari con l'avvocato sono terminati. Del tutto. Detto questo, va anche evidenziato che la mia società non ha mai avuto rapporti di lavoro con enti pubblici, men che meno con la Regione Puglia. Mi hanno chiesto perché Stefanazzi sia ancora formalmente socio di una società che non distribuendo dividendi non gli porta alcun vantaggio economico. La risposta è banale: per me e mio fratello, acquisire la quota di Claudio avrebbe comportato una spesa al momento insostenibile. Chi mi conosce, personalmente e professionalmente, sa che non mi permetterei mai, per una questione deontologica e morale, di creare commistioni fra affari e politica, esattamente ciò che con il MoVimento 5 Stelle vogliamo combattere". Di queste informazioni, specifica Dell'Olio, il M5S ne sarebbe stato al corrente già prima della candidatura, non ravvisando elementi ostativi: "Inoltre - aggiunge Dlell'Olio - sono anche a conoscenza del fatto che ho ricevuto una lettera anonima (per la quale ho effettuato una denuncia contro ignoti ai carabinieri) con la quale sono stato minacciato se solo mi fossi azzardato a candidarmi in considerazione dei rapporti societari con Stefanazzi. Naturalmente non mi sono lasciato intimidire, perché si può essere soci e stare su fronti politici opposti purché non ci sia conflitto di interessi. D'altro canto sarebbe stato ingiusto se uno di noi avesse dovuto rinunciare alla vita politica per la semplice coesistenza in società".

Centrodestra: "Servono chiarimenti"

Sulla questione è intervenuto anche il centrodestra barese. In una nota, i candidati Filippo Melchiorre e Marcello gemmato (Fratelli d'Italia), chiedono chiarimenti ai pentastellati: “Ci stupisce il silenzio dei vertici del M5S sia a livello locale sia a livello nazionale di fronte a quanto riportato questa mattina dai quotidiani locali e confermato dai diretti interessati.Ai vertici del M5S chiediamo, per una questione di opportunità, di ritirare la candidatura: è inaudito scoprire che gli sbandieratori dei sani princìpi siano soci in affari con il partito che governa la Regione Puglia e che proprio qualche giorno fa ha strizzato l'occhio al M5S”.

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