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Gli eletti non pagano e i circoli del Pd chiudono

Attivi solo quelli di Madonnella, Murat e Japigia. Tamborrino: "Siamo dispiaciuti, ma stiamo trovando una soluzione"

A livello nazionale non si fa altro che parlare di partecipazione, primarie e stati generali. Sul territorio, però, i problemi sono diversi e spesso s’interpongono alla possibilità di fare delle sedi di partito un reale  punto d’incontro. E’ il caso del Partito democratico (Pd) di Bari, alle prese  con la chiusura di molti circoli di quartiere. Su nove ne rimangono attivi solo tre, con la sede del rione Murat quasi prossima alla serrata se è vero che alcuni giorni fa  l’associazione ‘Bari Partecipa’ ha dovuto svolgere il proprio incontro quasi a lume di candela.

Il problema principale per cui le saracinesche si sono abbassate riguarda il mancato versamento dei contributi da parte di consiglieri e assessori. Una situazione che sta facendo infuriare la base e che rischia di sfilacciare in modo definitivo il contatto con i territori: “Abbiamo convocato d’urgenza tutti i rappresentanti del partito che ricoprono cariche elettive per cercare di risolvere questo problema – dichiara Anna Tamborrino, segretaria cittadina del Pd -. Sono fiduciosa che tutto possa risolversi nel più breve tempo possibile, di sicuro vorremmo che si trovasse una soluzione prima di dicembre”.

La domanda che si rincorre in rete è perché si sia posticipata la questione, tanto da rendere inevitabile la chiusura dei circoli. La risposta della Tamborrino è secca: “Io sono a posto con la mia coscienza, anche perché credo che la politica debba partire dal luogo più vicino al cittadino.” “Purtroppo  - continua Tamborrino -  è accaduto che la gestione di questi locali ha richiesto risorse sempre più elevate, il nostro lavoro ora è fare l’analisi delle disponibilità economiche, cercando di stipulare contratti d’affitto a costi sostenibili”.

La storia dei mancati versamenti non è certo nuova per il partito. L’anno scorso, infatti, il presidente della commissione di garanzia del Pd di Bari, Eugenio Nardelli, denunciò l’assenza di versamenti da parte di alcuni rappresentanti istituzionali.  In pratica solo  tre consiglieri comunali e due assessori erano in regola. I restanti 13 (di cui due assessori) avevano deciso di interrompere i pagamenti, non facendo arrivare più un quattrino nelle casse del partito. Una scoperta che, all’epoca, provocò indignazione e che portò alla progressiva chiusura dei circoli. A ciò si aggiunge la questione della sede di via Re David, quartiere generale del partito a livello regionale.   Di quella sede è proprietario Michele Emiliano; quando il primo cittadino di Bari decise di lanciare la sua candidatura alle regionali senza consultare gli organi direttivi del partito, il segretario regionale Sergio Blasi intervenne risoluto: “Non vogliamo dire grazie a nessuno, né a sindaci né a imprenditori e quindi ci stiamo cercando una nuova sede”, dichiarò il segretario regionale Sergio Blasi.

Sulla vicenda dei circoli è intervenuto anche Domenico De Santis, giovane dirigente del partito, che sulla sua pagina facebook ha promesso di volersi battere fino allo stremo affinché, in futuro, chi non  versa i contributi non sia più candidabile. “I consiglieri hanno dato la loro disponibilità a versare i contributi, io mi auguro che questo episodio non si ripeta più perché abbiamo bisogno di essere vicini alle persone che ci cercano". “Presto – conclude De Santis – verrà pubblicato il bilancio regionale che permetterà di rendere chiari e trasparenti tutti i movimenti di cassa”.
 

La base richiede trasparenza. Ma sul perché si siano interrotti i flussi di moneta nessuno vuole dare una spiegazione esaustiva. Intanto, però, le primarie sono dietro l’angolo.


 

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