Politica

Città Metropolitane, non chiamatele elezioni

L'OPINIONE - Domenica 12 ottobre si terranno le votazioni per il primo Consiglio della Città Metropolitana. Ma a scegliere non saranno i cittadini

Non più i cittadini che votano i politici, ma i politici che votano loro stessi. E poi i consiglieri comunali che votano i consiglieri provinciali. Si svolgeranno domenica, dalle 8 alle 20, le elezioni per la composizione del consiglio della Città Metropolitana di Bari. Elezioni che non interessano a nessuno, o quasi. Gli analisti politici le seguiranno, le segreterie sono in trepidazione ma il riflesso sull’opinione pubblica è di disinteresse generale. Il contesto giusto per trasformare questo appuntamento in una poltiglia composta da possibili accordi trasversali e consolidamento delle rendite di posizione interne (i dubbi su Taranto insegnano tanto).

Con la scusa del taglio dei costi alla politica era stata promessa l’abolizione delle Province. Neanche il tempo di festeggiare per ritrovarsi le Città Metropolitane con i soliti problemi inerenti la regolazione delle funzioni con gli altri enti territoriali, del “chi fa che cosa” e “con quali soldi”.

La Riforma Delrio è stata salutata come una panacea per gli amanti della antipolitica e per i forcaioli della casta. Ma se è vero che con la cancellazione si opererà un taglio di 2159 poltrone, è anche vero che aumenteranno i seggi per i consiglieri (a 26096) e i posti da assessore (+5036) dei Comuni fino a 10mila abitanti. I seguaci della riforma rispondono che il conto complessivo dei risparmi segna 111 milioni tra  indennità e gettoni ma, come fatto notare anche dalla Commissione Bilancio del Senato, il provvedimento potrebbe addirittura produrre nuovi costi non soltanto per la duplicazione di spese  e funzioni ma anche per ciò concerne il trasferimento di personale.

Ma al di là dei conti che si conosceranno soltanto quando il sistema sarà attivato, rimane la sensazione che si tratti di una operazione di mero maquillage della politica. Cambiano i contenitori ma non la sostanza. E questa volta cambia pure il fatto che chi siederà in questo nuovo organismo, di fatto, è stato eletto per altre cariche. Il cittadino è sempre più lontano dalla politica, i dati sull’astensionismo crescono ma non sarà certo non andando a votare e delegando  che si potrà ricostruire quel sistema di credibilità e fiducia di cui c’è bisogno. Forse è  questo il costo più oneroso. Affidare ai politici una delega in bianco senza poter influire minimamente sugli assetti decisionali non serve a nulla. Si chiedeva la chiusura di un ente, non la sua moltiplicazione.

Tornando alla cronaca, a Bari ci sono tre liste. La prima si chiama  “Città insieme” e rappresenta la coalizione di centrosinistra formata da Pd, Sel, Puglia in più, Iniziativa democratica, Realtà Italia e ‘Cantieri dal basso’, la galassia di espressione civiche che appoggiano il sindaco di Bitonto, Michele Abbaticchio. Un’altra lista è “Alleanza per la città metropolitana”, anch’essa composta da 18 consiglieri e che riunisce tutte le sigle del centrodestra. Nove candidati invece per “Terre democratiche”, espressione di altre forze politiche.

Lunedì conosceremo l’esito delle votazioni. Quali i tempi di funzionamento del nuovo ente? Per il momento si sa che continueranno a gestire la manutenzione delle strade e l’edilizia scolastica. Ma come fatto notare dal presidente dell’Upi, Alessandro Pastacci, occorre garantire “adeguate risorse”. Ci risiamo.

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