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Comunali, Palmisano: “Primarie? Prematuro, ma stiamo lavorando per Bari”

Il sociologo analizza l'ultima tornata elettorale: "La sinistra rifiata ma non recupera il non voto". Sulle amministrative 2014: "Bari è una città da rimettere a sistema e con un gruppo di persone stiamo costruendo un insieme di soluzioni praticabili"

Il centrosinistra vince in Puglia. Almeno i ballottaggi sembrano essere ancora un toccasana per le ambizioni progressiste. Di tutti i risultati il più sorprendente è quello di Molfetta, dove Paola Natalicchio è riuscita a rimontare sul candidato appoggiato dal senatore (oltre che sindaco uscente) Antonio Azzollini, uomo forte dell’establishment pidiellino. Che lezione si può trarre dall’esperienza molfettese?

"Non conosco da vicino l’esperienza di Molfetta, tuttavia penso che ormai contino molto poco gli apparati garantiti dalla presenza dei nominati come Azzollini, o di chi per decenni ha fatto della politica una professione a tutto detrimento del territorio. Molfetta vive una crisi occupazionale e produttiva senza eguali, dunque era chiaro che si doveva puntare sulla discontinuità radicale rispetto al passato. Cosa che il centro sinistra ha fatto, la destra no ed ha perso".

A febbraio il Pd è risultato il terzo partito dopo PdL e Movimento 5 stelle. L’arretramento dei grillini è un dato di fatto. Questa seconda tornata delle amministrative ha fatto rifiatare il centrosinistra. E’ partita una inversione di tendenza?

"Comparare le due tornate elettorali è un po’ improprio. Certo è che Grillo paga la pochezza dei suoi, l’assenza di obiettivi a lungo termine, di un radicamento territoriale e di una storia. La destra paga la riproposizione di schemi obsoleti, come a Corato per esempio o ad Acquaviva. Il centro sinistra rifiata senza però recuperare il non voto. Mi pare che di volta in volta stiamo assistendo ad imprevedibili fluttuazioni di voti da un polo all’altro ancora. E questo non è un bene per la democrazia nei territori".

La partecipazione alle urne è crollata. Nei comuni pugliesi, al secondo turno, ha votato poco più di un cittadino su due. Un dato preoccupante…

"Bisogna andare dove non si vota e lì, con molta umiltà e senso di parità, raccogliere i racconti del distacco dalla politica per trarne delle lezioni di vita per la democrazia nei territori. Dopodiché è necessario mettere a sintesi e rimboccarsi le maniche.
In assenza di prospettive capaci di intercettare consensi nuovi ed in presenza di dibattiti interni ai partiti ancora troppo lontani dai bisogni materiali e culturali degli italiani, metà dell’elettorato non si reca alle urne. Si tratta prevalentemente di elettorato giovane, ne sono certo. Mi domando se qualcuno ha provato a coinvolgere parte degli assenteisti nella stesura dei programmi. Mi do anche la risposta: poco, davvero poco. Ovvio che di questo passo si vince ingrossando le fila del non voto. Perché i nomi, ancorché altisonanti, non tirano più".

Il leaderismo, da solo, non basta più?

"No, non più. L’assenteismo giovanile non viene più colmato dal leaderismo dei vecchi, ecco il punto vero. I giovani chiedono protagonismo, non l’adesione verso un nome. Del resto, i giovani hanno già soluzioni da proporre a  problemi reali, bisogna costruire con loro un rapporto di fiducia e di uguaglianza. Diciamo che i patrigni aristocratici della politica possono vincere solo dove i giovani non votano, mentre vince la novità quando c’è stato l’ascolto ed il coinvolgimento attivo e risolutivo dei giovani, come ad Acquaviva, Molfetta, Modugno…"

Bari. Pietro Petruzzelli è già campagna elettorale. Il Pd è alle prese con il congresso, mentre SeL non ha ancora indicato il suo nome. Tra i nomi quelli di Antonio Decaro e Angela Barbanente sembrano i più ricorrenti. A Bari che percorso di partecipazione serve?

"Bari necessita di più di un percorso. Le agorà di Emiliano intercettavano il dissenso verso le destre, adesso il centro-sinistra deve risorgere ed allargarsi con grandi manifestazioni di generosità. La prima: non ostacolare più chi lavora attorno ai temi. Chi ha paura dei programmi morirà senza programma. Secondo: possono farsi tutti i nomi del mondo, ma ha senso quando c’è una città da mettere a sistema secondo regole nuove, precise e rispettate? Terzo: niente si butta, ma non tutto si ricicla. Quel che di buono è stato fatto non lo si getta nel cestino, ma ancora tantissimo c’è da fare e altro da cancellare. Stavolta non ‘per’ i cittadini, ma ‘con’ i cittadini e le cittadine, da subito, ovunque, dentro e fuori dei partiti, dove le persone normali vivono in modo normale e civile, o dove la parte marcia della città ha preso il sopravvento. Io ed altri ci stiamo preoccupando di cominciare a fare questo. E devo dire che i risultati delle sollecitazioni sono interessanti. I baresi sono molto più avanti di quanto potessimo immaginare".

Ma Palmisano si candiderà?
"Voglio essere molto onesto. Io lavoro in più di un ambito, e chi mi conosce lo sa bene. Da qui a tentare un’esperienza di candidatura per esempio alle eventuali primarie, mi pare prematuro e adesso lontano dalla mia idea di percorso politico per Bari. Con un gruppo crescente e molto competente di persone stiamo provando a costruire una trama di temi e di soluzioni praticabili per Bari e la Città Metropolitana. Poi, nella vita non si sa mai. In ogni caso noi ci saremo".

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