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Lo Spillo | E la chiamavano campagna elettorale...

Riflessioni sparse sulla città (e non solo) - Rubrica a cura di Antonio Scotti

Lo abbiamo detto e ridetto. Ma mentre prima era una sensazione ora ne abbiamo la certezza: più che una campagna elettorale per decidere il prossimo sindaco, quella che sta andando in scena a Bari sembra una passerella consunta di un rito stanco, dove il centrodestra ha deciso di attuare un profilo così basso di comunicazione da non essere tracciato. Alla fine saranno gli elettori a decidere chi governerà per i prossimi 5 anni la città e quindi non è detto che tale strategia sia sbagliata, ma al netto di ogni valutazione personale è proprio l'assenza di un confronto tra i candidati ad avere caratterizzato questa campagna elettorale (o pseudo tale). Il sindaco in carica non ha mancato di organizzare tavoli, riunioni e assemblee. Ma in una città sempre più disabituata alla politica intesa come spazio di discussione pubblica, è stato il silenzio del centrodestra a svuotare di senso il tutto. Mettiamo da parte le beghe interne ai conservatori, che pensavano di suggellare con le primarie un'unità di facciata, in questi giorni la città sembra assistere inerme ad un rito che negli anni passati infiammava il dibattito e connotava il confronto fuori e dentro i comitati. Ora sono rimasti solo questi, spesso vuoti o solo tappezzati di manifesti. 

I sondaggi delineano un quadro abbastanza marcato, con i 5 stelle che però potrebbero crescere nei consensi anche per via di un centrodestra quanto meno incapace di scaldare i cuori dei suoi fedelissimi. Tracce di trasformismo si ritrovano trasversalmente agli schieramenti, segno di quanto le amministrative favoriscano travasi tra destra e sinistra, o di quello che rimane. Gli argomenti da mettere al centro della discussione non mancherebbero: la riqualificazione della costa sud, la manutenzione ordinaria della città, il rilancio dei contenitori culturali, le politiche di welfare, la costruzione di una visione mediterranea che porti la città ad intessere relazioni anche al di là del proprio naso. E poi il verde, la lotta alla criminalità organizzata, la valorizzazione delle realtà del terzo settore, il ruolo delle università in rapporto con il territorio. Niente di tutto questo. Il massimo del confronto registrato di recente è andato in scena sui giornali ed ha riguardato l’attualità dello strumento del disco orario nelle politiche dei trasporti baresi. Niente più. Il 26 maggio si vota, e forse questa è la notizia più importante.  
 

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