Lo Spillo | Dopo il voto: Decaro, la nuova giunta e le sfide per il futuro

Riflessioni sparse sulla città (e non solo) - Rubrica a cura di Antonio Scotti

Le maratone elettorali sono finite da oltre una settimana, ma alcune considerazioni trasformano il tavolo pugliese come uno degli ambiti di osservazione più interessanti del post-voto. Come detto già ampie parti, Decaro ha stravinto sia per manifesta incapacità dell’avversario ad organizzare una campagna elettorale degna di questo nome, sia perché la maggioranza dei baresi ha apprezzato il suo lavoro da amministratore nell’ultimo quinquennio. 

Ma il passaggio delle preferenze degli elettori baresi dalle Europee alle Comunali suggerisce anche altre riflessioni: se è vero che non possono essere sovrapposte le due consultazioni elettorali è anche vero che non possiamo essere orbi al punto tale da sottovalutare l’evidente presenza di una quota importante di elettorato di centrodestra nella città. Ciò conferma che il primo cittadino ha convinto anche chi, per altre situazioni politiche, non voterebbe mai il centrosinistra. Senza dimenticare un altro dato: nelle liste civiche a supporto di Decaro non erano pochi i rappresentanti che nella propria storia hanno militato in formazioni di centrodestra. 

Tornando ai numeri: alle Europee, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno raccolto su Bari 64800 voti. Alle comunali tale quota è diminuita di oltre 37mila voti. I 5 stelle, addirittura, passano da 45847 a 14692. Se riportiamo questo in Puglia i dati rappresentano dinamiche pressoché uguali con i grillini che precedono la Lega, tenendo ben distante il Pd. La performance dei democratici in Puglia è la penultima a livello nazionale, peggio solo in Molise. Come dire, la destra è viva e vegeta come nel resto del Paese. 

Ora per il Sindaco si apre la questione della composizione della Giunta: il plebiscito ricevuto suggerirebbe di non mutare molto l’assetto di governo in virtù dell’adagio che “squadra che vince non si cambia” ma le fibrillazioni interne non sono di poco conto e la matassa da sbrogliare per accontentare tutti non sarà piccola. Rimane anche un aspetto su cui ci si aspetta di più: non disperdere le esperienze più innovative e iniziare a lavorare anche per elevare la qualità della classe dirigente politica locale. 

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Le questioni sul tavolo sono tantissime. Chissà se nei prossimi 5 anni si metterà davvero mano alla riqualificazione di lungomare sud, landa desolata e in pieno abbandono da decenni e che potrebbe rappresentare il volto nuovo di una Bari diversa, capace di accogliere e farsi bella davanti a quanti la raggiungano entrando della statale 16. C’è il tema vasto delle periferie, che per la sinistra potrebbe rappresentare un elemento di sfida per cercare di attivare azioni capaci di recuperare il contatto con realtà dimenticate. La manutenzione ordinaria dell’esistente ha bisogno poi della relazione costante con i comitati di quartiere con cui parlare non solo in vista degli appuntamenti elettorali ma come soggetti da far sedere attorno al tavolo con una certa periodicità. Serve anche la capacità di guardare alla sfida globale ambientale come traccia per disegnare interventi di giustizia sociale su scala locale. Occorre, insomma, un programma di governo meno personalistico e più partecipato. Più aperto alla cittadinanza e meno ingessato dalle rendite di posizione (partiti e non). Le elezioni sono finite, ora è tempo di mettersi a lavoro.  

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