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Martedì, 18 Giugno 2024
Comunali Bari 2024

La Bari del futuro, le interviste ai 5 candidati sindaci: a colloquio con Michele Laforgia

Avvocato 61enne, è supportato dalle liste Bari Bene Comune, Laforgia Sindaco, Movimento Cinque Stelle, Generazione Urbana, Bari Città D'Europa e Partito Comunista Italiano.

A pochi giorni dal voto BariToday intervista i candidati sindaci che l'8 e il 9 giugno si sfideranno nella consultazione per eleggere il nuovo sindaco di Bari per il quinquennio 2024-2029. Al centro del colloquio i principali temi da affrontare per governare la città.

Michele Laforgia, avvocato 61enne, è supportato dalle liste Bari Bene Comune, Laforgia Sindaco, Movimento Cinque Stelle, Generazione Urbana, Bari Città D'Europa e Partito Comunista Italiano.

Che campagna elettorale è stata fino ad ora?

Una campagna impegnativa, Bari è molto grande, molto estesa e diversa tra i vari quartieri. Concentrare una campagna in poche settimane non è semplice. Ma è stata bella perchè le persone hanno recepito il messaggio e partecipano alle iniziative, tutto sommato, con interesse e condivisione. C'è un sentimento generale, diffuso nei quartieri non centrali, un po' risentito. La gente avverte di essere stata trascurata rispetto a un'immagine patinata della città. E' in parte fisiologico e in parte non può essere attribuito a me o a noi.

Parliamo di legalità e sicurezza. Quali sono le priorità da mettere in campo?

Abbiamo lavorato da mesi sul programma. Il lavoro della Convenzione per Bari è cominciato molti mesi fa e abbiamo capitalizzato un impegno che dura da molti anni. Si tratta di temi centrali: legalità perchè, come è noto a tutti, la città ha rischiato e rischia di perdere molte posizioni per effetto delle ultime inchieste giudiziarie e una serie di problemi di corruzione elettorale con rischio di infiltrazione politico-mafiosa. Bari ha 14 clan attivi sul territorio. Chiunque scelga di trascurare il problema criminale non rende un buon servizio per la città. Anche questa è una questione di sicurezza. Non dobbiamo pensare che quest'ultima si riferisca solo a quella che si vive per la strada, un tipo di insicurezza che va ovviamente affrontato. Il sindaco non ha poteri diretti sulla gestione della sicurezza pubblica, ma utilizzando le competenze della locale e i sistemi di videosorveglianza si può avere un miglior controllo del territorio, estendendolo in quartieri non centrali un po' trascurati negli ultimi anni. La migliore protezione la dà, comunque, il senso di comunità, il sentire comune.

Quali sono le politiche da seguire per le periferie e il decentramento amministrativo?

Qui parliamo di una vera e propria nota dolente. Il decentramento a Bari è stato mai attuato. Forse non è stato pensato in modo corretto. Abbiamo una divisione del territorio comunale che mette insieme a volte quartieri molto diversi e distanti. Il problema più grosso è che i municipi non hanno usufruito delle deroghe e delle risorse finanziarie necessarie per garantire un sostegno del territorio. I cittadini sentono i municipi come lontani. Il governo di prossimità è l'unica soluzione possibile per i problemi quotidiani. Il sindaco non può pensare di fare tutto e affrontare i problemi di una città così grande. E' la prima cosa da fare: attuare il decentramento. Bisogna anche ripensare i confini dei municipi, tenendo presente che ci sono anche parti della città che hanno fatto richieste di referendum per l'autonomia come Palese e Santo Spirito. E' un problema del Comune quello di affrontare le questioni che i cittadini pongono attraverso il quesito referendario.

Come sostenere lo sviluppo economico e il commercio a Bari?

Anche su questo il sindaco non ha poteri diretti. A Bari abbiamo un Consorzio Asi e la zona Stanic. Se nella zona industriale propriamente detta si assiste a uno sviluppo, con nuove aziende pronte a investire e a insediarsi, la stanic è un ex distretto industriale per iil quale bisognerà decidere cosa fare anche attraverso la relazione con il nuovo Pug. Per la zona del Consorzio Asi si deve pensare anche a un risanamento radicale,a partire dalle infrastrutture stradali. Bisogna offrire servizi diversi rispetto a un semplice insediamento del territorio. Occorre sviluppare necessarie sinergie con l'area portuale che può essere volano importante per lo sviluppo della città quando sarà terminata l'infrastutturazione. Per quanto riguarda il commercio, invece, bisogna affrontare la grande crisi di quello di prossimità. C'è stato uno sviluppo di attività di bar e ristorazione con un'altissima percentuale di saracinesche chiuse negli altri settori a cominciare dall'abbigliamento. In questo caso si tratta di governare i fenomeni di mercato e non semplicemente di subirli. Una città senza negozi è una città buia, brutta e insicura

Quale Bari immaginare attraverso lo sviluppo di mobilità, trasporti e l'utilizzo dei fondi Pnrr?

I trasporti sono collegati anche al commercio e il problema della mancanza di parcheggi è dovuto anche allo sviluppo incontrollato del trasporto veicolare privato, al di sopra del livello di guardia. In centro c'è un parco macchine fermo e inutilizzato perchè spesso non si sa dove lasciare l'auto. Ma su questo la risposta non può non essere quella di cambiare gradualmente e con decisione il paradigma. Nessuna città, tanto meno come Bari, è costruita per ospitare il traffico privato di migliaia di autovetture, prevalentemente concentrate nel centro cittadino. Occorre sviluppare un trasporto pubblico leggero e aumentare le pedonalizzazioni, incrementando i parcheggi di scambio per evitare la concentrazione di auto in centro. Non è una soluzione quella dei parcheggi interrati, considerati i tempi e i costi elevatissimi. Il posto auto sotterraneo costa fino a 50mila euro per la sua realizzazione, molto più del valore dell'auto stessa. Per quanto riguarda il Pnrr, come noto, una delle opere più importanti è quella del Brt (Bus Rapid Transit), con corsie preferenziali, che auspicabilmente contribuirà a incentivare il ricorso al trasporto pubblico. Va però ricordato che l'aspetto più problematico non è quello della mobilità del centro cittadino, bensì quello della mobilità tra quartieri, soprattutto per chi è costretto a muoversi per ragioni di lavoro e di cura. La vera priorità è garantire trasporti rapidi e continui fra i quartieri lontani dal centro e il resto della città.

Quali sono le politiche a favore dell'ambiente e del verde pubblico che intende attuare?

Bari ha una bassissima percentuale di verde per cittadino e anche gli ultimi interventi hanno visto prevalere più la parte in cemento che le piantumazioni. Nei prossimi anni dovrebbe essere realizzato il grande parco di Costa Sud grazie ai fondi del Pnrr e dovrebbe anche iniziare l'agognata realizzazione del parco della rinascita nella zona ex Fibronit. Avremo finalmente due grandi polmoni verdi al servizio della città. Quello su cui occorre lavorare, però è un grande progetto di forestazione urbana che trasformi completamente il volto di Bari. E' uno degli obiettivi principali per combattere l'emergenza climatica. Naturalmente occorrerà intervenire anche sul sistema della raccolta dei rifiuti, oggi largamente insufficiente. Nel 2024 non è più tollerabile vedere schiere di cassonetti traboccanti di rifiuti sin dalle prime ore del mattino, nè è sufficiente prendersela con le cattive abitudini dei baresi. Siamo ancora al di sotto degli obiettivi fissati per la raccolta differenziata. E' il presupposto necessario per ridurre i rifiuti i discarica e quindi per tutelare l'ambiente.

Infine, come tutelare welfare, persone e diritti?

L'amministrazione comunale ha fatto molto in questi anni anche grazie al lavoro instancabile dell'assessora Francesca Bottalico. Da questo punto di vista la nostra città è ormai considerata un esempio anche per molte realtà del nord. Occorre però stabilizzare i servizi soprattutto nei quartieri più popolari pensando non solo all'assistenza materiale ma anche allo sviluppo delle attività culturali come è stato già fatto con l'apertura delle biblioteche di comunità. Bari deve essere una città giusta e inclusiva, in prima fila contro le diseguaglianze e ogni forma di discriminazione. Il lavoro con le associazioni della comunità lgbtqia+ da questo punto di vista è essenziale: nessuno deve sentirsi straniero, neanche per l'orientamento sessuale o l'identità di genere. 

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